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Mani che trasformano. Una storia argentina

 

Essere nata in Argentina nel 1975 significa già di per sé avere una cicatrice. E Victoria, che mi ha stupita per la sua bellezza calda e solare, con i capelli selvaggi e il sorriso dolcissimo, accetta di raccontarmi la sua storia.

Davanti a un tè e dei biscotti. Parla, parla, come se non ci fosse più dolore: “L’amore è stato più forte”, dice. Lo ha attraversato e adesso, quella storia, lei è in grado di appoggiarla lì, accanto al vassoio dei pasticcini, delicatamente. Perché ormai fa parte di lei, del suo paese, di quello che hanno vissuto.

Cominciamo.

«Sono nata in aprile a Tucuman, in una casa con un fratello di un anno e due genitori studenti in Architettura, militanti di sinistra. Mio papà e mia mamma si erano conosciuti al Partito rivoluzionario dei lavoratori: facevano politica, studiavano, lavoravano, erano giovanissimi e volevano dei bambini. Si amavano tanto, lo so dalle fotografie e dai racconti dei miei nonni, degli zii e poi lo so e basta.

Una sera, io avevo un anno e cinque mesi, sono venuti i militari a prenderli.

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Pubblicato su Ticino7

Fotografia di Francesca Agosti

Andri Marugg e i Nomad Games in Kazakistan

 


Reportage dal Kazakistan - prima parte

Sono andata alla ricerca dei nomadi, gente che viaggia leggera; li ho trovati nel cuore della steppa e in Engadina.

Quando lo chiamo, Andri Marugg per parlarmi deve andare in fondo a un prato, sul suo alpe sopra Zuoz, e urlare anche un po’ nel vento: «Io tiro con l’arco dal cavallo al galoppo! Tra un mese vado a fare una gara in Kazakistan... ci vediamo lì?». Ci vediamo lì.

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Manuel Maria Perrone, picaro in libertà

 

Se c’è un’immagine del viaggio picaresco ai nostri giorni dalle nostre parti, per me è Manuel Maria Perrone seduto in un treno a raccontare le sue storie. È così che l’ho conosciuto, quella volta in treno che stavamo andando nel deserto della Tunisia da alcuni pastori danzatori e lui raccontava del suo viaggio precedente: accompagnare un’asina a vedere il mondo. Già, che c’è di strano? Lo fa spesso, dato che uno dei suoi migliori amici è un allevatore di asini molto sensibile alla crescita spirituale dei suoi animali. Manuel, dice, è un napoletano nel corpo di uno svizzero. Gli aleggia intorno un’aria zingaresca; e pensare che sua nonna materna aveva vinto il concorso di ragazza più ariana della sua città, nella Germania del secolo scorso.

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Pubblicato su Ticino7, ottobre 2023

I bambini di Ponto Valentino raccontano la loro Valle di Blenio

 

Mi metto nel pratone, quello vicino all’orto del Pierino, del Giovanni e della Maris. Oltre l’orto, i bambini stanno giocando al parco giochi. C’è la merenda e uno alla volta vengono da me, sulla coperta, a raccontare. Gli faccio un’intervista ogni anno per cinque anni. Poi alla fine consegnerò a ognuno le sue cinque registrazioni e loro potranno risentirsi.

La prima è una bambina dall’aria fragile che però è forte, come quei fiorellini di montagna che chissà come trovano il coraggio di crescere nella roccia a milleduecento metri. Sarà che il timo lì vicino li incoraggia. Lei ha le idee chiare: «Mi chiamo Nina, mi piace il circo, da grande vado in città». Però adesso non vuole andare da nessun’altra parte, perché Ponto Valentino è il posto più bello del mondo. «Ci sono i miei amici, due chiese, la bettola, e si possono sempre vedere agnelli appena nati. Quando non voglio vedere nessuno pianto un cartello davanti a casa con scritto ‘niente ospiti’, così me ne sto per conto mio».

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Pubblicato su la Domenica 

Giordi e il Centro svizzero per paraplegici di Nottwil

 

Il segreto

della vita è

trasformarsi



Il suo mestiere è: accompagnare la paura, consolare lo sconforto, riportare alla vita, insegnare a ritrovare i gesti quando una parte del corpo non risponde più. Si chiama Giordi, nata Nadia Dell’Oro, è di Prugiasco, lavora a Nottwil, racconta la sua vita a chi ne ha bisogno: il giorno prima di compiere venti anni ha avuto un incidente con la moto, è rimasta in sedia a rotelle e oggi aiuta chi è nella sua stessa situazione a non soccombere. Anzi: a ritrovare la vita, con gioia.



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Fotografie alla Fondazione Roberto Donetta

 


Maria Rosa Bozzini negli anni Settanta e Ottanta ha prima sognato poi contribuito a fondare l'Archivio del fotografo bleniese Roberto Donetta. 

Tutto nasce nella camera del fumo e c'entra con i solai pieni di polvere che i bambini amano esplorare.

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Pubblicato su Azione, estate 2022

Igor Mamlenkov, storia di un clown russo

 

Conosco Igor come artista e apprezzo il suo sogno sulla scena. «Dobbiamo evadere, dobbiamo trovare l’amore e un mondo più bello fuori da questa realtà», dice. E conosco Igor come persona, come russo che viene da una cittadina al confine con l’Ucraina. «Mi sono sempre un po’ vergognato dell’accento della mia famiglia, così campagnolo, così ucraino. E adesso invece credo sia proprio il momento di andare in giro a parlare così come ho imparato, con quell’accento».

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Pubblicato su Ticino7, estate 2022

Essere Gay nelle Tre Valli - Storia di Andrea

 

«Sono sempre stato un ragazzino sensibile e romantico, ma anche estroverso e in accordo con me stesso. Mi innamoravo delle bambine e dicevo che volevo sposarle, cosa che fa sempre deliziare gli adulti. Poi quando si arriva all’età in cui il desiderio dell’altro non è più solo sentimentale ma anche fisico, mi sono accorto che mi piacevano i maschi. All’inizio mi è sembrato sbagliato, anormale, ho provato a cancellarmi e a riprendere lo schema più diffuso; ripromettevo a me stesso che sarei cambiato, che avrei fatto degli sforzi, che avrei pensato alle ragazze e non ai ragazzi. Quando sei adolescente non vuoi essere diverso, vuoi far parte di un gruppo. Ma non era facile. Ero effemminato e amico delle femmine. Ero cattolico praticante, ma percepivo che anche in seno alla Chiesa stavo in una posizione scomoda. Se parlavo apertamente con qualcuno, spesso mi diceva: Ma perché ostenti la tua omosessualità? E allora dovevo censurarmi, diventare diverso da me stesso».

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Pubblicato sulla Rivista 3valli, aprile 2022

Morena Pedruzzi: parliamo un po' di te

 

Morena Pedruzzi è una ragazza di paese, di montagna. Viene dalla Leventina, è ergoterapista e suona nella Filarmonica di Faido e nella guggen Carnasc Band. È autrice del libro Risollevarsi (uscito a novembre scorso per le edizioni Iet), in cui racconta il lungo percorso che ha affrontato dopo l’attentato terroristico di cui è stata vittima nel 2011. Il suo ritorno alla vita e l’equilibrio ritrovato si devono a un certo suo ‘carattere montano’, al sostegno di famiglia e amici, all’amore per il suo lavoro e alla cocciutaggine di inseguire sempre le sue passioni.

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