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Cosa sta succedendo in Kazakistan, tra distacco dalla Russia, nuovi rischi e possibilità future

 


Reportage dal Kazakistan - seconda parte


Dall’8 al 13 settembre si è svolto il grande raduno dei Giochi Nomadi ad Astana, capitale del Kazakistan. Quello che ho trovato là, mentre mi interessavo di tiro con l’arco da un cavallo al galoppo e mi dilettavo di fronte al lancio della carcassa di una capra morta, è stato molto di più che una festa per celebrare la cultura nomade delle steppe. Questi giochi rientrano nel quadro di una situazione molto particolare che sta vivendo la regione ex Sovietica dell’Asia Centrale: nazioni come il Kazakistan (Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan e Kirghizistan) esistono appena da una trentina di anni in quanto stati indipendenti.

Ci troviamo dunque nel bel mezzo di un atto di creazione complicato, che porta questi popolo a interrogarsi sulla propria identità e sulla strada da percorrere.

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Andri Marugg e i Nomad Games in Kazakistan

 


Reportage dal Kazakistan - prima parte

Sono andata alla ricerca dei nomadi, gente che viaggia leggera; li ho trovati nel cuore della steppa e in Engadina.

Quando lo chiamo, Andri Marugg per parlarmi deve andare in fondo a un prato, sul suo alpe sopra Zuoz, e urlare anche un po’ nel vento: «Io tiro con l’arco dal cavallo al galoppo! Tra un mese vado a fare una gara in Kazakistan... ci vediamo lì?». Ci vediamo lì.

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Reportage dalla Romania, il paese che riassume l'Europa

 

Un viaggio nel paese latino più a Est dell’Europa, tra villaggi da fiaba, monasteri misteriosi e contrasti urbani. Ci accompagnano le badanti che tornano a casa

Vi potete immaginare in Svizzera un tassista che si ferma di botto, scende dalla macchina e si mette a ballare perché vi sta facendo ascoltare musica popolare della sua regione e non può fare a meno di alzare la braccia al cielo e muoversi a ritmo? No, nemmeno io. Per questo le mie vacanze, se posso, le trascorro in qualche paese dell’Est. Tipo la Romania.

Siamo partiti insieme a Elena, che sta tornando a casa a Bucarest, dal figlio. Ci prestano un appartamento nuovo di zecca che lei ha comperato per lui, ormai trentenne, con un buon lavoro e una fidanzata. Siamo in periferia e questo ci piace. L’appartamento, rinnovato con cura, si trova dentro a un block, come si chiamano questi palazzoni dell’epoca comunista. Contrasto fra dentro e fuori. Noi nostalgici preferiamo il fuori, ma capiamo che per viverci, è meglio dentro.

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Pubblicato su Azione, settembre 2023

Un libro di racconti poetici intorno alla guerra in Ucraina, di Yevgenia Belorusets


Non è un racconto dettagliato di quello che succede, sono piuttosto pagine piene di sogno, incubi, dettagli, come appunto l’ombrello rotto di una donna che sta fuggendo dal Donbass e chissà perché si porta appresso quell’ombrello, che dovrebbe essere un riparo, mentre invece sembra piuttosto un oggetto vecchio e inutile. Se poi i ricordi si possono chiamare vecchi e inutili. Certamente Belorusets non oserebbe, perché si vede che li ama e li rispetta, i suoi personaggi strani, storti, un po’ maniaci, tenerissimi. Racconta di loro, ma mentre li guarda, ce li indica e li nomina, la scrittrice fotografa spiega anche in quale strada deserta camminano, da quale città svuotata stanno cercando di fuggire, da quale piccolo terrore sono svegliati nel proprio letto all’alba. Scrive: «In un paese così è impossibile stare, con minacce che ti arrivano da ogni parte. Ma è così. E se hai avuto la fortuna di nascere in un paese come questo, lo sai, ti adegui».

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Pubblicato su Ticino7, autunno 2022

Igor Mamlenkov, storia di un clown russo

 

Conosco Igor come artista e apprezzo il suo sogno sulla scena. «Dobbiamo evadere, dobbiamo trovare l’amore e un mondo più bello fuori da questa realtà», dice. E conosco Igor come persona, come russo che viene da una cittadina al confine con l’Ucraina. «Mi sono sempre un po’ vergognato dell’accento della mia famiglia, così campagnolo, così ucraino. E adesso invece credo sia proprio il momento di andare in giro a parlare così come ho imparato, con quell’accento».

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Pubblicato su Ticino7, estate 2022

Canto d'amore per Odessa

Odessa è una città schifosa. Avevo vent’anni, ho letto quel racconto di Isaak Babel’ che comincia così, Odessa è una città schifosa, era un racconto di due pagine e ho deciso che io a Odessa ci volevo vivere. Finita l’università ho trovato il mio primo lavoro proprio lì, sul Mar Nero. Una città ‘schifosa’, una città dove il sole, come dice Isaak Babel’, se ne sta lì dietro di te come una sentinella col fucile, una città che fino alla seconda guerra mondiale contava un terzo di ebrei fra i suoi abitanti, una città dove ‘è facile vivere, dove si vive alla luce del sole’, scrive Babel’ che vi è nato, dove il quartiere ebraico è anche quello più malfamato, povero, con le prostitute e i mascalzoni, chiamata anche la Marsiglia russa, la Palmira del Sud, che in primavera si ricopre dei fiori bianchi delle acacie, Odessa dove quando ci sono stata io il primo d’aprile è festa perché si celebra la Jumorina, cioè il giorno dell’umorismo. Alla Jumorina mi hanno detto: Voi avete dieci giorni per il Carnevale, noi dobbiamo fare tutto in 24 ore: soprattutto bere...

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Pubblicato su Ticino7, marzo 2022

Aline d'Auria e Boris Michajlov alla Biennale di Chiasso

Ad Aline d'Auria piacciono gli stadi intermedi. Quei segreti che mescolano gli elementi e rendono le cose molteplici. Ama i confini, Giano bifronte, quel momento quando dalla veglia si passa al sonno. Non per niente vive a Chiasso. Quando l’Ufficio Culture in Movimento della Città le ha chiesto di realizzare un’opera sulla migrazione silenziosa dall’Est Europa, ha deciso di lavorare sul viaggio, cioè su quel momento in cui una persona che vive in due mondi non è né di qua né di là.
«Prima ho incontrato persone. Russe, polacche, ucraine, rumene, albanesi, caucasiche, serbe, bosniache. Ho cercato di capire che cosa le aveva portate qui. Volevo sapere se a Chiasso si sentono a casa o se sognano sempre di tornare nel paese di origine. Mi interessava il contatto che mantengono con il luogo e la famiglia rimasta là, come comunicano e cosa si dicono?». Aline ha raccolto storie drammatiche, buffe, avventurose. Con un punto che la interessava: questi chiassesi dell’Est Europa, come li chiama lei, spesso a casa ci possono tornare, ogni anno, alcuni anche ogni mese. Tra loro ci sono badanti, ingegneri, musicisti, tecnici, donne delle pulizie.
E poi c'è chi nell'Europa dell'Est vi è rimasto. E questo è Boris Michajlov, il più grande fotografo dell'area ex sovietica, che lo racconta.

Nataša prende il bus. Storie di badanti, di madri e di figlie

 
Anja, Nataša, Elvira, Alina, Romica, Katia, Iulia, Anna, Cristina: nove donne che hanno lasciato il loro paese nell’Est dell’Europa per lavorare come badanti in Occidente. Raccontano da dove vengono, il viaggio che hanno fatto, cosa hanno trovato qui.
Maddalena, Rosalia, Zoja, Natalia: quattro donne che a un certo punto della loro vita hanno dovuto decidere se assumere una badante per i loro genitori. Parlano dei loro sensi di colpa, del sollievo e della fatica (o no) di dare fiducia.
E poi c’è una nonna, che dava la benedizione alle sue nipoti, e Santina, che vive con una badante e dopo la morte vorrebbe diventare una morbida zolla di terra.
Quindici testimonianze cucite insieme da un canto d’amore, pieno di nostalgia e di voglia di conoscersi meglio. Una raccolta di voci attorno al mondo del lavoro di cura, dentro le nostre famiglie; un’opera di narrazione che mischia poesia e giornalismo.

Nata a Locarno, Sara Rossi Guidicelli è giornalista, scrittrice e mamma. Vive con la sua famiglia in Valle di Blenio, dove dirige la Rivista 3valli. Collabora con Azione, la Regione, Ticino7 e il collettivo letterario Arbok.
Chiara Fiorini, artista che vive a Zurigo, ha composto sei tavole per questo libro. È nata ad Acquarossa, si è diplomata alla Scuola Nazionale Superiore di Belle Arti di Parigi e dal 1983 vive e lavora a Zurigo. Accanto a dipinti in cui privilegia il figurativo e l’utilizzo di materiali e tecniche miste Chiara Fiorini crea oggetti e installazioni in interni e nella natura.
Le tavole illustrative che si trovano in questo libro sono state scelte dall’artista prendendo ispirazione dal testo e combinando parti dipinte e elementi ritagliati da stoffe e lettere.

Il libro si trova può ordinare in libreria o direttamente a ulivo@edizioni-ulivo.ch

Transiberiana: da Vladivostok a Mosca in treno

In Russia c’ero stata la prima volta un’estate nel 1998. A cercare cosa? Sicuramente Anna Karenina, il grosso gatto Begemot, un’orchestrina di strada, qualche domatore di orsi e la sensazione di estraneità. Li avevo trovati, fra la polvere e l’inflazione di quell’anno disgraziato, una cantante lirica che mi faceva da mamma e le sue torte al formaggio: pizza Kavkas e, sul giradischi, la Tosca. Avevo 19 anni e studiavo russo. Le mie amiche mi chiedevano: Perché non spagnolo?
In Russia ci sono di nuovo, adesso, con mio marito, nell’autunno del 2014, per attraversala in treno e per assaggiare il tempo di quel pezzo d’Europa che arriva fino al Giappone. Vogliamo arrivare a Vladivostok e non capire niente, vogliamo scoprire se lì la gente ha gli occhi a mandorla, vogliamo passare lentamente il dito su tutta la Siberia che ci sfila dal finestrino, con pazienza orientale, bevendo mille e una tazze di tè prima di arrivare a Mosca. 

Pubblicato su Imprese e Città
Fotografia di Andrea Guidicelli 

Ioana Butu burattinaia rumena in Ticino



Ioana Buţu, migliore amica del cane Peo e di molti altri burattini, ci racconta che cosa significa per lei ‘animare gli oggetti’

Partiamo dai ricordi. Ioana Buţu, nata a Sibiu, bellissima cittadina nel cuore della Romania, aveva quattro anni quando ha infilato per la prima volta una mano in una calza e l’ha trasformata in un essere parlante. «Sono la minore di tre sorelle», racconta. «Però quando facevamo teatro ero io che comandavo: le mattine senza scuola prendevamo cucchiai di legno, gli dipingevamo la faccia e incollavamo capelli di lana; poi io creavo una storia, dicevo alle mie sorelle che cosa dovevano dire la sera, durante lo spettacolo che allestivamo in cortile. Facevamo così anche con le calze, che diventavano personaggi». E il teatrino? «Due sedie rovesciate e una coperta sopra!», ride allegra, questa attrice burattinaia arrivata negli anni Novanta dalla Romania nell’ambito di uno scambio culturale con il Teatro Dimitri.  

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Pubblicato su Azione
Foto di Stefano Spinelli

Tirana dentro e fuori. Dieci anni di Edi Rama

I colori sono un po’ sbiaditi, ma Tirana continua a ricordare una tela di Kandinskij. La guardo da un balcone, un terrazzo fantastico al 13esimo piano di Torre Drin, in pieno centro. Sono a casa del console d’Italia, Susanna Schlein, 34 anni, cresciuta a Lugano in Svizzera e arrivata in Albania quasi due anni fa. Di lei spiccano due tratti del carattere: è un genio e sembra non saperlo. Quando ho saputo che si era trasferita a Tirana, ho deciso di andare a trovarla perché è bello seguire il suo sguardo, ovunque si posi. Dell’Albania avevo parecchie curiosità, ma soprattutto mi ricordavo un documentario visto al centro Pompidou, una decina di anni fa. Parlava del sindaco della capitale, che voleva ridare vita a una società, reduce da uno tra i peggiori regimi comunisti della storia, usando i colori.
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Pubblicato su Dialoghi Internazionali

Nicolai Lilin, Kolima e Il respiro del buio


Quando parla di fronte a cento, duecento, trecento persone, Nicolai Lilin si mette a nudo. Racconta sinceramente, semplicemente, senza commenti né giudizi, di sé, della comunità criminale in cui è nato e cresciuto, in una terra chiamata Transnistria. Racconta del carcere minorile, della guerra in Cecenia, della violenza che gli è rimasta addosso.
Nicolai Lilin conosce il Don Giovanni di Mozart a memoria e sa cantare con dolcezza ninne nanne siberiane. Ma di questo non parla nei suoi libri, tre romanzi apparsi da Einaudi negli ultimi tre anni. Dopo Educazione siberiana, sull’infanzia tra morale e regole della criminalità siberiana in Transnistria, dopo Caduta libera, sul servizio militare russo che lo ha spedito in Cecenia a fare il cecchino, è uscito da poco Il respiro del buio.
Pubblicato su laRegione

Motivo del viaggio: un fiore. L'Arum di Nicola Schoenenberger

Fermano la macchina di botto, escono correndo con sacchetti e piccozze. Sono tre. Ognuno parte in picchiata in una direzione diversa guardando a terra per non schiacciare piante rare. Si lacerano i vestiti tra i rovi e si addentrano in cespugli dove persino i cinghiali si scoraggiano. All'improvviso uno dei tre grida: “Trovato!”
Le persone intorno, contadini, passanti, cercatori di funghi, chiedono sospettosi: “Trovato cosa?” “Un fiore”. “E a cosa vi serve?” “A niente”. Continua... Pubblicato da Azione

Giochi pericolosi per russi annoiati. Dirige Sergej Knjazev

Allegria, commercio, psicologia e denaro:
ecco gli ingredienti dello show business
secondo uno dei suoi più alti e fantasiosi esponenti russi,
Sergej Knjazev

C'era una volta in Siberia un Principe terribilmente annoiato. Era stato ai quattro angoli del mondo e le sue ricchezze gli avevano permesso di sperimentare qualsiasi cosa, ma giunto all'età di quarant'anni non c'era più nulla in grado di emozionarlo. In un gelido pomeriggio, il principe entrò nel caffè di un circolo studentesco e vide alcuni giovani discutere appassionatamente. Quello che sembrava essere il leader della compagnia lo invitò a sedersi e a raccontare il perché di quell'aria infinitamente triste: in cambio, gli disse, si impegnava a restituirgli la voglia di vivere. Fu esattamente quello che accadde, in modi che difficilmente vi potreste immaginare.



Pubblicato dalla rivista E
quilibri

Quadretti di Odessa, Ucraina, quasi cento anni dopo Babel' e i suoi ebrei, i suoi re e la sua armata a cavallo


1. Zoja, pittrice ucraina

Zoja ha circa quarant’anni, due figli e un marito marinaio che le tiene la mano durante i concerti. Ha un atelier dove lavora. D’estate prepara gli schizzi per dipingere ogni inverno tre, quattro, a volte più quadri, e siccome la sua vicina di casa è la direttrice dell’Alliance Française di Odessa, espone le sue opere durante le feste organizzate dal centro culturale francese. Alcuni rappresentano Parigi, dove è stata una volta, la Tour Eiffel, l’Arco di Trionfo, la zingara di Victor Hugo. Ha affrescato una parete dell’Alliance. I suoi figli frequentano la scuola francese.
Zoja è bella ma ha sempre l’aria stanca.