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Bruno Giussani ci insegna a volare

 



Bruno Giussani è un vero giornalista, parla d'altro, non di sé. È abituato a fare domande, a scrivere, a organizzare e dare conferenze. Qui, tuttavia, abbiamo raccolto la sfida di fargli un ritratto. Personale. Vogliamo chiedergli chi è, dietro a quel velo di competenza e razionalità; domandargli: Ma tu, tu che da piccolo volevi salire su un razzo e fare l'astronauta, cosa sogni adesso nella vita?
E fra i suoi album, scelgo una fotografia che a me sembra un invito...

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La giustizia riparativa spiegata da Marco Mona

 

«Cercavi giustizia e hai trovato la legge», canta Francesco De Gregori nella sua canzone Il bandito e il campione. E così si potrebbe dire anche di Marco Mona, personaggio conosciuto che vive ad Ambrì e nella sua vita è stato avvocato, procuratore pubblico, giudice al Tribunale distrettuale di Zurigo e poi a un certo punto della sua vita si è dedicato alla Giustizia riparativa.

Oggi è proprio di questo che vogliamo parlare con lui: che cos’è la ‘giustizia riparativa’, a cosa serve, come si procede per ‘curare’ la ferita della vittima e provare a creare un dialogo tra le parti.

«Il sistema giudiziario è imprescindibile, ma è incentrato sull’autore del delitto o del reato», spiega Marco Mona. «Quando ero giudice me ne sono accorto: la vittima è presa poco in considerazione durante un processo. La vittima è utile in quanto testimone, a cui spesso si deve dire: ‘Risponda alla domanda, non divaghi, sia precisa, dica solo quello che ci serve per capire come e quanto va punito il colpevole’».

Questa sensazione che poi la vittima rimanga in qualche modo inascoltata, insoddisfatta, piena di un dolore che non è stato preso in carico, lasciava insoddisfatto anche Marco Mona, che in Tribunale lavorava. Durante la sua carriera, si è reso conto che nel sistema legale manca la possibilità di ascoltare veramente sia le vittime sia gli autori dei reati. Certo, ci sono gli psicologi apposta, che si possono consultare parallelamente a un percorso giudiziario, ma quando Marco Mona incontra l’idea di ‘giustizia riparativa’ trova qualcosa che lo convince moltissimo.

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Pubblicato su Rivista 3valli primavera 2026

Marie-Louise Vogt, una idrogeologa svizzera in Afghanistan

 

L’Afghanistan è in gravi difficoltà, questo lo sappiamo. Ma possiede anche risorse umane straordinarie, sulle quali sarebbe bene appoggiarsi. Ne parliamo con una persona che per tre anni ha lavorato alla mappatura, al monitoraggio e alla pianificazione di infrastrutture che servono per la vitale questione dell’acqua nel Paese: Marie-Louise Vogt. Nata e cresciuta a Lugano, ha studiato geologia all’Università di Losanna, specializzandosi in idrogeologia; ha lavorato per molte Ong e per la Confederazione svizzera nell’ambito dell’aiuto umanitario, soprattutto nel Continente africano. È stata tre anni in Afghanistan per il corpo umanitario svizzero, che fa capo al Dipartimento federale degli affari esteri; in quanto esperta di cartografia delle risorse idriche e delle acque sotterranee, è stata inviata dal nostro Paese a lavorare in seno all’Unicef, che in Afghanistan si occupa proprio di questo settore.

Pubblicato su Azione, febbraio 2026

Quaderno della Monteforno. Un racconto di fabbrica

 

Quaderno della Monteforno. Un racconto di fabbrica, il nuovo libro di Sara Rossi Guidicelli, edizioni Iet

Questo libro, disponibile da settembre nelle librerie, parla di una fabbrica ticinese del Novecento, l'acciaieria attiva a Bodio, in Valle Leventina, dal 1946 al 1994 (quest'anno ricorre il trentesimo dalla sua chiusura). Vi si trovano storie di immigrazione, di lavoro, sudore, operai, mogli, figli, ristoratori, sindacalisti e responsabili del personale: un racconto corale che non ha la pretesa storica di "spiegare la Monteforno", ma che segue il filo umano, emotivo e poetico per parlare di un'epoca, tra mondo del lavoro e sogni personali. L'autrice fa rivivere il rosso delle montagne di Bodio (il ferro che usciva dai camini si posava sulle piante dando un tocco di autunno perpetuo), i mercoledì pomeriggio dei bambini del paese, a frugare tra i rottami per costruirsi una bicicletta, il treno che portava giovani ragazzi meridionali abituati alla luce fra le nostre aspre montagne, le lettere trovate nel cassetto di un operaio...

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Elefanti in giardino, di Meral Kureyshi, pubblicato in italiano da Dadò Editore

 



Baba dice: Se qualcuno ti tira pietre, tu dagli del pane. Baba è il papà della protagonista, che dedica il suo racconto al padre, che è dentro una bara, che è dentro la terra.

L’autrice, Meral Kureyshi, si è presentata davanti alle ragazze del Liceo di Lugano 2 precisando subito che, nonostante spesso una certa critica la definisca “una giovane donna che scrive di migrazione in un romanzo autobiografico”, lei preferisce dire semplicemente che si occupa di letteratura. E questo è l’errore che sovente si tende a commettere: incasellare gli artisti. «Mi sento una persona che scrive, mi diverto a scrivere, scrivo di quello che so e che mi tocca, mescolando ciò che ho vissuto io o quello che hanno vissuto altre persone. Il mio è un libro su un padre meraviglioso, divertente, pieno di difetti, che muore e lascia un grande vuoto in una famiglia scapestrata, sghemba, che arriva dal Kosovo, parla turco e cerca di capire come iniziare una nuova vita in Svizzera. Certo, ci sono molti elementi autobiografici, ma anche tanti miscugli con altre storie e con la mia fantasia. La verità mi ha sempre annoiata: quando scrivo gioco, provo piacere a lasciarmi condurre dalla scrittura, che a volte mi porta lontana dalla prima realtà che avevo in mente e mi mette davanti un’altra realtà, che accolgo con meraviglia».

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Fotografia di Matthias Günter 

Pubblicato su Ticino7, aprile 2024


Segreti e tradimento

 

Che cosa è un tradimento? Un bacio, un flirt, un amore proibito, il calore di un momento? Un incontro fuori dalla coppia, mi rispondono, è prima di tutto una novità, un ascolto della propria parte curiosa, il lato misterioso della vita. È una primavera. Un’uscita dai ranghi, un passo verso l’ignoto.

E perché si tradisce? Quando si tradisce si cerca un’altra persona o un’altra versione di se stessi? Un tradimento può essere salvifico per la coppia? Per il proprio mondo interiore? Perché l’essere umano ha scelto (per ora) di stare due a due? I nostri figli sceglieranno liberamente tra monogamia e poliamore?

Incontriamo sette donne non monogame che ci raccontano la loro relazione segreta (o il tentativo di avere una vita di coppia più aperta).

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Articolo apparso su Ticino7, 9 settembre 2023

I bambini di Ponto Valentino raccontano la loro Valle di Blenio

 

Mi metto nel pratone, quello vicino all’orto del Pierino, del Giovanni e della Maris. Oltre l’orto, i bambini stanno giocando al parco giochi. C’è la merenda e uno alla volta vengono da me, sulla coperta, a raccontare. Gli faccio un’intervista ogni anno per cinque anni. Poi alla fine consegnerò a ognuno le sue cinque registrazioni e loro potranno risentirsi.

La prima è una bambina dall’aria fragile che però è forte, come quei fiorellini di montagna che chissà come trovano il coraggio di crescere nella roccia a milleduecento metri. Sarà che il timo lì vicino li incoraggia. Lei ha le idee chiare: «Mi chiamo Nina, mi piace il circo, da grande vado in città». Però adesso non vuole andare da nessun’altra parte, perché Ponto Valentino è il posto più bello del mondo. «Ci sono i miei amici, due chiese, la bettola, e si possono sempre vedere agnelli appena nati. Quando non voglio vedere nessuno pianto un cartello davanti a casa con scritto ‘niente ospiti’, così me ne sto per conto mio».

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Pubblicato su la Domenica 

Essere Gay nelle Tre Valli - Storia di Andrea

 

«Sono sempre stato un ragazzino sensibile e romantico, ma anche estroverso e in accordo con me stesso. Mi innamoravo delle bambine e dicevo che volevo sposarle, cosa che fa sempre deliziare gli adulti. Poi quando si arriva all’età in cui il desiderio dell’altro non è più solo sentimentale ma anche fisico, mi sono accorto che mi piacevano i maschi. All’inizio mi è sembrato sbagliato, anormale, ho provato a cancellarmi e a riprendere lo schema più diffuso; ripromettevo a me stesso che sarei cambiato, che avrei fatto degli sforzi, che avrei pensato alle ragazze e non ai ragazzi. Quando sei adolescente non vuoi essere diverso, vuoi far parte di un gruppo. Ma non era facile. Ero effemminato e amico delle femmine. Ero cattolico praticante, ma percepivo che anche in seno alla Chiesa stavo in una posizione scomoda. Se parlavo apertamente con qualcuno, spesso mi diceva: Ma perché ostenti la tua omosessualità? E allora dovevo censurarmi, diventare diverso da me stesso».

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Pubblicato sulla Rivista 3valli, aprile 2022

Il podcast Swiss Riot Girls: streghe svizzere dimenticate

 

Sette donne dimenticate dalla Storia

Podcast Swiss Riot Girls racconta le storie di sette donne svizzere mezze streghe mezze eroine


Sono streghe, ribelli, criminali. Dimenticatevi di loro. Hanno fatto la Storia, si sono lanciate a cavallo per cambiare il mondo, o perlomeno la loro vita, e poi qualcuno le ha fermate, imbavagliate, chiuse in cantina. O almeno ci ha provato.

Il podcast di Valentina Grignoli Swiss Riot Girls torna in cantina, apre la porta, punta la torcia e tira fuori sette donne che sono state un po’ streghe, sì, magari anche un tantino criminali, è vero, ma molto ribelli, molto libere, molto potenti. A modo loro.

«L’idea mi è venuta a Campo Blenio, sulle piste da sci. I bambini col maestro, io al bar». Ecco cosa succede a lasciare una mamma intelligente per un attimo libera dalle sue incombenze: crea.

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Pubblicato su Azione, dicembre 2021


Antonella Gabrielli: ritratti bestiali

 

Quattro anni fa, ha scoperto gli struzzi. Perché la fanno ridere. Sono goffi, gli struzzi, e lei li capisce. Li dipinge ballando, correndo, sorridendo. Ora, da poco, si è messa a parlare con le persone che hanno un cane o un gatto, che li amano con dolcezza e buon gusto, persone che le raccontano delle loro creature e che desiderano un quadro in salotto, un quadro che dia valore al gatto (o al cane) e all’arte. Allora lei apre i suoi libri (Bacon, Ingres, Van Dyck...) e cerca ispirazione. A chi metterei quella giubba da colonnello? Come starebbe la marsina sopra a uno schnauzer un po’ spettinato? La pittrice Antonella Gabrielli i veste, li pettina, sovrappone i confini dell’umano e della bestia, ricorda perché animale ha la radice di anima.

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Pubblicato su Ticino7, ottobre 2021

L'eleganza di Flavio Paolucci


A tre anni diceva: Voglio fare il pittore. Non ha mai cambiato idea.
È partito per Brera, negli anni Cinquanta, per studiare arte. I suoi genitori dicevano: Non è un mestiere, non si guadagna niente, non va bene. Però finché ha potuto Paolucci ha seguito i corsi. Poi, il padre, un operaio della Cima Norma, è morto in un incidente sull’Adula, e il giovane Flavio è dovuto tornare a casa. Ha lavorato a bottega a Locarno, ha continuato a studiare, a cercarsi, 
a sperimentare i colori e le materie.
Un viaggio in Marocco, a casa di un’amica 
che aveva sposato un uomo di Casablanca, 
gli ha arricchito lo sguardo. La luce.

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Pubblicato su Rivista 3valli, giugno 2021

Mali invisibili. Psichiatria della vergogna e dell'isolamento

«Fin da piccolo ricordo di essere sempre stato abbastanza male. Solitudine, tristezza, stanchezza fisica. L’inizio di una cosa che poi ho imparato a chiamare ansia. Il mio medico e i miei genitori però pensavano fosse pigrizia. Con l’adolescenza si è accentuata e si è trasformata in rabbia, depressione, pensieri autolesionisti. Assenteismo a scuola, bocciature. Sono andato da uno psichiatra, mi ha diagnosticato ‘disturbo della sfera dell’ansia’, ma non andavamo d’accordo. Mi ‘curavo’ l’ansia da solo, sbevacchiando, chiudendomi».

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La mazza nostrana di Albano Zuffi a Ponto Valentino

 

Imbianchino nella bella stagione, salumiere "per la sopravvivenza dei suoi clienti" nel periodo autunnale, Albano Zuffi di Ponto Valentino del maiale non butta via niente. Ha cinquant’anni, il volto di un ragazzino, il fisico di un lottatore svizzero e il sogno della sua vita è: andare un giorno a Parigi per vedere il Museo Napoleonico. Oggi parliamo di mazza nostrana.

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Pubblicato su Ticino7, dicembre 2020

Petra Taddei: un'infermiera e il suo mondo

 

Petra Taddei vive in montagna e va in vacanza ai monti. Cura la gente in cure intense all'ospedale di Bellinzona. Non è per niente lunatica e dorme sempre abbastanza. Si sente diversa dai cittadini, ama la gente burbera, rustica e conduce una vita sobria. Vive a Ponto Valentino, in Valle di Blenio.
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Il nostro seno


Perché siamo gli unici primati con le mammelle visibili anche quando non allattiamo? E cosa succede quando questa importante parte del nostro corpo ci tradisce? Tre donne cercano di distinguere ciò che vogliono loro da quello che vuole per loro la società

Erotico e materno, il seno è una favolosa e potente opera d’arte. Nella mitologia greca la Via Lattea è stata creata dal seno di Era: mentre la dea allattava Eracle, perse un po’ di latte che volò nel cielo notturno originando la nostra Galassia.

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Pubblicato su Ticino7, primavera 2020

Soccorritori: prima bisogna pulirsi le scarpe


Gianni Sicilia è soccorritore diplomato, cioè è quello che arriva con l’ambulanza quando ti fai male. Lavora per il Soccorso Tre Valli, che è nato proprio vent’anni fa, ed è padre di tre figli.
La cosa più difficile del suo mestiere? Non sapere se quando ti chiamano vai da qualcuno che conosci. La cosa più bella? Quando l’adrenalina lascia il posto al sollievo, perché capisci che il pericolo più grave è scampato.

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Pubblicato su Ticino7

Doris De Agostini campionessa di sci



'Ho sciato per la mia gente'

Doris De Agostini ci racconta come ricorda il periodo in cui era la prima ticinese a diventare campionessa mondiale di discesa sugli sci

È elegante lei, sono eleganti la sua casa e il suo modo di pensare. Chiacchieriamo in salotto, bevendo sciroppo di sambuco preparato in casa. Doris De Agostini, oggi sposata Rossetti, fa anche questo: lo sciroppo. Le mostro le vecchie riviste 3valli: 1976, 1977, 1978 e 1979... si continuava a parlar di lei, dopo gli allenamenti estivi, prima delle gare in autunno, durante i successi invernali, dopo i successi in primavera... Si guarda senza malinconia, sorridente, naturale.
Da giovane, molto giovane, è stata una promessa dello sci che si è poi avverata: Doris ha vinto, lo sappiamo bene, otto vittorie in Coppa del Mondo, la Coppa del Mondo di discesa libera del 1983 e la medaglia di bronzo vinta ai Mondiali disputati a Garmisch-Partenkirchen nel 1978. 

Pubblicato su Rivista 3valli

David Larible, il clown dei clown, con il Circo Knie in Svizzera nel 2014


David Larible è – come quasi tutti nel circo – figlio d’arte. La sua famiglia lavora nel circo da sette generazioni di acrobati, giocolieri, musicisti, pagliacci. Suo nonno, francese, è nato a Martigny nel 1901, un giorno che erano in Svizzera in tournée, con il carrozzone e i cavalli e per la bisnonna era giunto il momento di partorire. Suo papà e lui stesso invece sono nati in Italia. ‘Anche tra il pubblico ci sono le varie generazioni, mi fa notare lui. Guarda lì (indica con la mano): vengono le nonne con le loro figlie e i nipotini. Questo è bellissimo’. Larible parla sei lingue molto bene e con noi naturalmente usa la sua lingua madre: l’italiano.
È un clown, lui, che quando va in giro si porta qualche chilo di buona pasta italiana e gli ingredienti per cucinare i sughi che gli piacciono di più; prende anche parecchi libri, perché legge un po’ di tutto, da Marquez a Hesse a Pirandello ai romanzi gialli; e la sua famiglia.
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Pubblicato su Azione
Foto di Andrea Guidicelli

Philippe Van Parijs e il reddito di base incondizionato (o universale)


Il 4 ottobre di un anno fa 125mila firme sono state depositate a Palazzo Federale a Berna e tra tre anni gli svizzeri voteranno per o contro l’iniziativa sul Reddito incondizionato, che è una forma di ‘piccolo’ salario (ancora non si sa a quanto può ammontare, ma gli iniziativisti parlano di 2000-2500 franchi) che ha la caratteristica di essere distribuita a tutti i cittadini, ricchi o poveri che siano. Chi la definisce un’utopia realizzabile, chi ne parla come il cambiamento sociale del XXIesimo secolo, chi la paragona a novità che un tempo sembravano assurde come l’abolizione della schiavitù, l’introduzione del riposo domenicale, l’Avs, le otto ore di lavoro, il suffragio universale e via dicendo.
«L’economia non è un comparto separato, anche lei deve essere sottoposta a riflessioni etiche»: è un fondamento del pensiero di Philippe Van Parijs, professore alla Facoltà di scienze economiche, sociali e politiche dell’Università cattolica di Lovanio (Louvain), di cui anima la Cattedra di etica economica e sociale fin dalla sua creazione nel 1991. Van Parijs è conosciuto in Europa soprattutto come principale sostenitore della proposta di introduzione di un reddito di base.

Pubblicato su laRegione Ticino

Ioana Butu burattinaia rumena in Ticino



Ioana Buţu, migliore amica del cane Peo e di molti altri burattini, ci racconta che cosa significa per lei ‘animare gli oggetti’

Partiamo dai ricordi. Ioana Buţu, nata a Sibiu, bellissima cittadina nel cuore della Romania, aveva quattro anni quando ha infilato per la prima volta una mano in una calza e l’ha trasformata in un essere parlante. «Sono la minore di tre sorelle», racconta. «Però quando facevamo teatro ero io che comandavo: le mattine senza scuola prendevamo cucchiai di legno, gli dipingevamo la faccia e incollavamo capelli di lana; poi io creavo una storia, dicevo alle mie sorelle che cosa dovevano dire la sera, durante lo spettacolo che allestivamo in cortile. Facevamo così anche con le calze, che diventavano personaggi». E il teatrino? «Due sedie rovesciate e una coperta sopra!», ride allegra, questa attrice burattinaia arrivata negli anni Novanta dalla Romania nell’ambito di uno scambio culturale con il Teatro Dimitri.  

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Pubblicato su Azione
Foto di Stefano Spinelli