Bruno Giussani ci insegna a volare
La giustizia riparativa spiegata da Marco Mona
«Cercavi giustizia e hai trovato la legge», canta Francesco De Gregori nella sua canzone Il bandito e il campione. E così si potrebbe dire anche di Marco Mona, personaggio conosciuto che vive ad Ambrì e nella sua vita è stato avvocato, procuratore pubblico, giudice al Tribunale distrettuale di Zurigo e poi a un certo punto della sua vita si è dedicato alla Giustizia riparativa.
Oggi è proprio di questo che vogliamo parlare con lui: che cos’è la ‘giustizia riparativa’, a cosa serve, come si procede per ‘curare’ la ferita della vittima e provare a creare un dialogo tra le parti.
«Il sistema giudiziario è imprescindibile, ma è incentrato sull’autore del delitto o del reato», spiega Marco Mona. «Quando ero giudice me ne sono accorto: la vittima è presa poco in considerazione durante un processo. La vittima è utile in quanto testimone, a cui spesso si deve dire: ‘Risponda alla domanda, non divaghi, sia precisa, dica solo quello che ci serve per capire come e quanto va punito il colpevole’».
Questa sensazione che poi la vittima rimanga in qualche modo inascoltata, insoddisfatta, piena di un dolore che non è stato preso in carico, lasciava insoddisfatto anche Marco Mona, che in Tribunale lavorava. Durante la sua carriera, si è reso conto che nel sistema legale manca la possibilità di ascoltare veramente sia le vittime sia gli autori dei reati. Certo, ci sono gli psicologi apposta, che si possono consultare parallelamente a un percorso giudiziario, ma quando Marco Mona incontra l’idea di ‘giustizia riparativa’ trova qualcosa che lo convince moltissimo.
Continua...
Pubblicato su Rivista 3valli primavera 2026
Marie-Louise Vogt, una idrogeologa svizzera in Afghanistan
Quaderno della Monteforno. Un racconto di fabbrica
Quaderno della Monteforno. Un racconto di fabbrica, il nuovo libro di Sara Rossi Guidicelli, edizioni Iet
Questo libro, disponibile da settembre nelle librerie, parla di una fabbrica ticinese del Novecento, l'acciaieria attiva a Bodio, in Valle Leventina, dal 1946 al 1994 (quest'anno ricorre il trentesimo dalla sua chiusura). Vi si trovano storie di immigrazione, di lavoro, sudore, operai, mogli, figli, ristoratori, sindacalisti e responsabili del personale: un racconto corale che non ha la pretesa storica di "spiegare la Monteforno", ma che segue il filo umano, emotivo e poetico per parlare di un'epoca, tra mondo del lavoro e sogni personali. L'autrice fa rivivere il rosso delle montagne di Bodio (il ferro che usciva dai camini si posava sulle piante dando un tocco di autunno perpetuo), i mercoledì pomeriggio dei bambini del paese, a frugare tra i rottami per costruirsi una bicicletta, il treno che portava giovani ragazzi meridionali abituati alla luce fra le nostre aspre montagne, le lettere trovate nel cassetto di un operaio...
Per saperne di più clicca qui.
Elefanti in giardino, di Meral Kureyshi, pubblicato in italiano da Dadò Editore
Baba dice: Se qualcuno ti tira pietre, tu dagli del pane. Baba è il papà della protagonista, che dedica il suo racconto al padre, che è dentro una bara, che è dentro la terra.
L’autrice, Meral Kureyshi, si è presentata davanti alle ragazze del Liceo di Lugano 2 precisando subito che, nonostante spesso una certa critica la definisca “una giovane donna che scrive di migrazione in un romanzo autobiografico”, lei preferisce dire semplicemente che si occupa di letteratura. E questo è l’errore che sovente si tende a commettere: incasellare gli artisti. «Mi sento una persona che scrive, mi diverto a scrivere, scrivo di quello che so e che mi tocca, mescolando ciò che ho vissuto io o quello che hanno vissuto altre persone. Il mio è un libro su un padre meraviglioso, divertente, pieno di difetti, che muore e lascia un grande vuoto in una famiglia scapestrata, sghemba, che arriva dal Kosovo, parla turco e cerca di capire come iniziare una nuova vita in Svizzera. Certo, ci sono molti elementi autobiografici, ma anche tanti miscugli con altre storie e con la mia fantasia. La verità mi ha sempre annoiata: quando scrivo gioco, provo piacere a lasciarmi condurre dalla scrittura, che a volte mi porta lontana dalla prima realtà che avevo in mente e mi mette davanti un’altra realtà, che accolgo con meraviglia».
Leggi tutto...
Fotografia di Matthias Günter
Pubblicato su Ticino7, aprile 2024
Segreti e tradimento
Che cosa è un tradimento? Un bacio, un flirt, un amore proibito, il calore di un momento? Un incontro fuori dalla coppia, mi rispondono, è prima di tutto una novità, un ascolto della propria parte curiosa, il lato misterioso della vita. È una primavera. Un’uscita dai ranghi, un passo verso l’ignoto.
E perché si tradisce? Quando si tradisce si cerca un’altra persona o un’altra versione di se stessi? Un tradimento può essere salvifico per la coppia? Per il proprio mondo interiore? Perché l’essere umano ha scelto (per ora) di stare due a due? I nostri figli sceglieranno liberamente tra monogamia e poliamore?
Incontriamo sette donne non monogame che ci raccontano la loro relazione segreta (o il tentativo di avere una vita di coppia più aperta).
Articolo apparso su Ticino7, 9 settembre 2023
I bambini di Ponto Valentino raccontano la loro Valle di Blenio
Mi metto nel pratone, quello vicino all’orto del Pierino, del Giovanni e della Maris. Oltre l’orto, i bambini stanno giocando al parco giochi. C’è la merenda e uno alla volta vengono da me, sulla coperta, a raccontare. Gli faccio un’intervista ogni anno per cinque anni. Poi alla fine consegnerò a ognuno le sue cinque registrazioni e loro potranno risentirsi.
La prima è una bambina dall’aria fragile che però è forte, come quei fiorellini di montagna che chissà come trovano il coraggio di crescere nella roccia a milleduecento metri. Sarà che il timo lì vicino li incoraggia. Lei ha le idee chiare: «Mi chiamo Nina, mi piace il circo, da grande vado in città». Però adesso non vuole andare da nessun’altra parte, perché Ponto Valentino è il posto più bello del mondo. «Ci sono i miei amici, due chiese, la bettola, e si possono sempre vedere agnelli appena nati. Quando non voglio vedere nessuno pianto un cartello davanti a casa con scritto ‘niente ospiti’, così me ne sto per conto mio».
Pubblicato su la Domenica
Essere Gay nelle Tre Valli - Storia di Andrea
«Sono sempre stato un ragazzino sensibile e romantico, ma anche estroverso e in accordo con me stesso. Mi innamoravo delle bambine e dicevo che volevo sposarle, cosa che fa sempre deliziare gli adulti. Poi quando si arriva all’età in cui il desiderio dell’altro non è più solo sentimentale ma anche fisico, mi sono accorto che mi piacevano i maschi. All’inizio mi è sembrato sbagliato, anormale, ho provato a cancellarmi e a riprendere lo schema più diffuso; ripromettevo a me stesso che sarei cambiato, che avrei fatto degli sforzi, che avrei pensato alle ragazze e non ai ragazzi. Quando sei adolescente non vuoi essere diverso, vuoi far parte di un gruppo. Ma non era facile. Ero effemminato e amico delle femmine. Ero cattolico praticante, ma percepivo che anche in seno alla Chiesa stavo in una posizione scomoda. Se parlavo apertamente con qualcuno, spesso mi diceva: Ma perché ostenti la tua omosessualità? E allora dovevo censurarmi, diventare diverso da me stesso».
Pubblicato sulla Rivista 3valli, aprile 2022
Il podcast Swiss Riot Girls: streghe svizzere dimenticate
Sette donne dimenticate dalla Storia
Podcast Swiss Riot Girls racconta le storie di sette donne svizzere mezze streghe mezze eroine
Sono streghe, ribelli, criminali. Dimenticatevi di loro. Hanno fatto la Storia, si sono lanciate a cavallo per cambiare il mondo, o perlomeno la loro vita, e poi qualcuno le ha fermate, imbavagliate, chiuse in cantina. O almeno ci ha provato.
Il podcast di Valentina Grignoli Swiss Riot Girls torna in cantina, apre la porta, punta la torcia e tira fuori sette donne che sono state un po’ streghe, sì, magari anche un tantino criminali, è vero, ma molto ribelli, molto libere, molto potenti. A modo loro.
«L’idea mi è venuta a Campo Blenio, sulle piste da sci. I bambini col maestro, io al bar». Ecco cosa succede a lasciare una mamma intelligente per un attimo libera dalle sue incombenze: crea.
Pubblicato su Azione, dicembre 2021
Antonella Gabrielli: ritratti bestiali
Quattro anni fa, ha scoperto gli struzzi. Perché la fanno ridere. Sono goffi, gli struzzi, e lei li capisce. Li dipinge ballando, correndo, sorridendo. Ora, da poco, si è messa a parlare con le persone che hanno un cane o un gatto, che li amano con dolcezza e buon gusto, persone che le raccontano delle loro creature e che desiderano un quadro in salotto, un quadro che dia valore al gatto (o al cane) e all’arte. Allora lei apre i suoi libri (Bacon, Ingres, Van Dyck...) e cerca ispirazione. A chi metterei quella giubba da colonnello? Come starebbe la marsina sopra a uno schnauzer un po’ spettinato? La pittrice Antonella Gabrielli i veste, li pettina, sovrappone i confini dell’umano e della bestia, ricorda perché animale ha la radice di anima.
Pubblicato su Ticino7, ottobre 2021
L'eleganza di Flavio Paolucci
Pubblicato su Rivista 3valli, giugno 2021
Mali invisibili. Psichiatria della vergogna e dell'isolamento
«Fin da piccolo ricordo di essere sempre stato abbastanza male. Solitudine, tristezza, stanchezza fisica. L’inizio di una cosa che poi ho imparato a chiamare ansia. Il mio medico e i miei genitori però pensavano fosse pigrizia. Con l’adolescenza si è accentuata e si è trasformata in rabbia, depressione, pensieri autolesionisti. Assenteismo a scuola, bocciature. Sono andato da uno psichiatra, mi ha diagnosticato ‘disturbo della sfera dell’ansia’, ma non andavamo d’accordo. Mi ‘curavo’ l’ansia da solo, sbevacchiando, chiudendomi».
La mazza nostrana di Albano Zuffi a Ponto Valentino
Imbianchino nella bella stagione, salumiere "per la sopravvivenza dei suoi clienti" nel periodo autunnale, Albano Zuffi di Ponto Valentino del maiale non butta via niente. Ha cinquant’anni, il volto di un ragazzino, il fisico di un lottatore svizzero e il sogno della sua vita è: andare un giorno a Parigi per vedere il Museo Napoleonico. Oggi parliamo di mazza nostrana.
Pubblicato su Ticino7, dicembre 2020
Petra Taddei: un'infermiera e il suo mondo
Il nostro seno
Perché siamo gli unici primati con le mammelle visibili anche quando non allattiamo? E cosa succede quando questa importante parte del nostro corpo ci tradisce? Tre donne cercano di distinguere ciò che vogliono loro da quello che vuole per loro la società
Erotico e materno, il seno è una favolosa e potente opera d’arte. Nella mitologia greca la Via Lattea è stata creata dal seno di Era: mentre la dea allattava Eracle, perse un po’ di latte che volò nel cielo notturno originando la nostra Galassia.
Pubblicato su Ticino7, primavera 2020
Soccorritori: prima bisogna pulirsi le scarpe
Gianni Sicilia è soccorritore diplomato, cioè è quello che arriva con l’ambulanza quando ti fai male. Lavora per il Soccorso Tre Valli, che è nato proprio vent’anni fa, ed è padre di tre figli.
Continua...
Doris De Agostini campionessa di sci
David Larible, il clown dei clown, con il Circo Knie in Svizzera nel 2014
David Larible è – come quasi tutti nel circo – figlio d’arte. La sua famiglia lavora nel circo da sette generazioni di acrobati, giocolieri, musicisti, pagliacci. Suo nonno, francese, è nato a Martigny nel 1901, un giorno che erano in Svizzera in tournée, con il carrozzone e i cavalli e per la bisnonna era giunto il momento di partorire. Suo papà e lui stesso invece sono nati in Italia. ‘Anche tra il pubblico ci sono le varie generazioni’, mi fa notare lui. ‘Guarda lì (indica con la mano): vengono le nonne con le loro figlie e i nipotini. Questo è bellissimo’. Larible parla sei lingue molto bene e con noi naturalmente usa la sua lingua madre: l’italiano.
Pubblicato su Azione
Foto di Andrea Guidicelli
Philippe Van Parijs e il reddito di base incondizionato (o universale)
Ioana Butu burattinaia rumena in Ticino
Continua...
Pubblicato su Azione
Foto di Stefano Spinelli















