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German Avakian e la guerra in Nagorno Karabakh

 

German Avakian fuma in continuazione e gesticola. Sobbalza, esclama, corre. Come i personaggi dei romanzi russi. Si agita, è un artista, è idealista, pieno di speranze. Non fa teorie, ma racconta un sacco di aneddoti. È nato nella Germania dell’Est, da famiglia armena, parlando russo, tedesco e armeno. È emigrato negli Stati Uniti, non ha imparato l’inglese, è tornato alla sua terra d’origine. Tutto questo mi ricorda il mio scrittore russo preferito: Sergej Dovlatov.

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Pubblicato su Ticino7, dicembre 2020

Artsakh, un fotografo e un pittore in Nagorno Karabakh


 


Il 4 ottobre a Yerevan German ha presentato il suo ultimo libro: Shushi 48 Hours, nella sala conferenze e concerti di un’osteria frequentata da giovani che si trova in uno scantinato. Shushi è la capitale culturale del Nagorno Karabakh, città posta a 1500 metri slm e gravemente colpita dalla guerra, che da alcuni anni cerca di riprendersi, puntando sulle sue risorse culturali e paesaggistiche per attirare turismo. Il Nagorno Karabakh, a seguito del referendum del febbraio 2017, ha adottato il nome ufficiale di “Repubblica dell’Artsakh” ed è così che qui la nominano, sebbene non sia ancora stata riconosciuta da nessun paese al mondo. «Questo libro non vuole mostrare le bellezze della città», spiega German alla piccola compagnia di persone venute per ascoltarlo. «I protagonisti delle fotografie sono gli uomini e le donne le cui vite sono legate a Shushi: quelli che sono stati cacciati da casa loro, quelli che sono stati forzati ad imbracciare le armi, quelli che hanno visto la propria città in fiamme, quelli che cercano di rifarsi una vita qui, quelli che la stanno ricostruendo. Siamo stati lì tre giorni, io e altri nove giovani fotografi tra i quali quasi nessuno conosceva Shushi. Ci siamo presi una giornata per perlustrare i luoghi e poi per 48 ore di fila ognuno era libero di andare dove voleva a cercare le storie che più gli piacevano». 

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Pubblicato su Il Caffè

Siamo tutti Hrant Dink

A volte, mi sono chiesta: perché spedire in anticipo delle domande a una persona, farla arrivare da molto lontano per poi tradurre le sue risposte davanti a un pubblico? Non è più facile ed economico chiederle di scrivere un articolo? Rakel Dink mi aiuta a trovare la risposta. Averla qui è emozionante. Ha una smorfia di dolore e la bontà negli occhi. In questa conferenza all'Università di Lugano, Rakel Dink e la sua inseparabile Fethiye Çetin danno l'impressione di stare in salotto con degli ospiti cari interessati alla loro lotta per i diritti umani in Turchia. Continua... Pubblicato dalla rivista Equilibri (fotografia di German Avakian)

Cucina d'Armenia di Sonya Orfalyan - per conoscere il popolo armeno


Un libro di cucina scritto da un'antropologa è molto più di una raccolta di ricette. Se poi l'autrice di Cucina d'Armenia è cresciuta tra Italia e Medio Oriente in una famiglia di origine armena, la cosa si fa ancora più interessante.
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Scritto per Rete Due, Rsi

Tbilisi, agosto 2008. La guerra d'Ossezia e i suoi profughi


Gente di Tbilisi
Di soldati a Tbilisi non se ne vedono. Gli abitanti della capitale georgiana, dopo aver passato giorni e notti ad ascoltare le notizie della guerra in Ossezia del sud, dopo aver aspettato che rientrasse chi stava trascorrendo le vacanze sul Mar Nero e non poteva tornare, dopo aver sentito le bombe che hanno colpito l'aeroporto militare alla periferia di Tbilisi e aver temuto che l'esercito di Putin circondasse e attaccasse la loro città, dopo aver accolto migliaia di profughi che si riversavano nella capitale e cercavano letti, cibo, medicine, insomma dopo aver vissuto la guerra, gli abitanti di Tbilisi si sentono più pacifisti che mai.
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Armenia, Georgia e Azerbaigian. Il mondo di lingue, persone e montagne dentro al Caucaso




“Era un periodo difficilissimo per noi,
c’era la guerra in Nagorno-Karabagh,
quando sono venuto a sapere che
La Scala era stata chiusa. La Scala!
Perché, perché l’avete chiusa? Io ho pensato:
Come si può vivere senza musica?”
Hamlet Hanoukian, Direttore del Museo d'Arte Contemporanea, Goris, Armenia


Le montagne
Del Caucaso si racconta che è nato per scherzo. Dio diede a un angelo un sacchetto riempito di montagne e gli chiese di spargerle equamente su tutta la terra. Mentre il servitore di dio sorvolava la pianura tra il Mar Nero e il Mar Caspio, arrivò il diavolo e per dispetto rovesciò tutto il contenuto del sacco: con quel gesto creò il Caucaso.