Bruno Giussani ci insegna a volare
Salotto letterario a Ponto Valentino. Fazioli, Genetelli, Hmine, Bulloni e Falchetti
Ho preparato il salotto, l’ho reso accogliente con sedie, bicchieri, candele, tutti spaiati. Ho acceso il camino. Mi sono persino preparata una playlist musicale apposta per questa sera. Mi immagino che all’inizio, prima di prendere confidenza, magari qualcuno commenterà le mandorle nei fichi, i brani scelti, il Crudèll dei Fratelli Meroni.
Affatto.
Arrivano tutti più o meno insieme, tranne Hmine e Fazioli che si sono persi, perché gli ho dato le indicazioni sbagliate.
Genetelli chiarisce subito: “Stiamo fuori, sul terrazzo. La casa serve solo per dormire”. E aggiunge: “Dammi una birra normale, a me piacciono le cose normali”.
Ci rivestiamo. Trasferiamo in terrazzo un po’ di candele, un po’ di bottiglie. Ottavia, per fortuna, mi dà soddisfazione: mangia una meringa dietro l’altra e apprezza il vino.
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Pubblicato su Viceversa, maggio 2026
Margherita Lupi, la prima astronoma ticinese, è entrata in un libro per bambini
È uscito da poco un libro per bambine e bambini sulla prima astronoma ticinese; la storia di una maestra che portava le sue allieve a guardare le stelle
Qui si intrecciano letteratura, astronomia, illustrazione, divulgazione scientifica. La scrittrice e editrice Maria Rosaria Valentini ha chiesto a me e alla giovane illustratrice Mavie Steffanina di studiare e creare un libro su Margherita Lupi, la prima astronoma ticinese e forse fino ad ora l’unica che abbia pubblicato un manuale di astronomia nel nostro Cantone.
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Pubblicato sulla Rivista della Società di Astronomia Ticinese Meridiana
La giustizia riparativa spiegata da Marco Mona
«Cercavi giustizia e hai trovato la legge», canta Francesco De Gregori nella sua canzone Il bandito e il campione. E così si potrebbe dire anche di Marco Mona, personaggio conosciuto che vive ad Ambrì e nella sua vita è stato avvocato, procuratore pubblico, giudice al Tribunale distrettuale di Zurigo e poi a un certo punto della sua vita si è dedicato alla Giustizia riparativa.
Oggi è proprio di questo che vogliamo parlare con lui: che cos’è la ‘giustizia riparativa’, a cosa serve, come si procede per ‘curare’ la ferita della vittima e provare a creare un dialogo tra le parti.
«Il sistema giudiziario è imprescindibile, ma è incentrato sull’autore del delitto o del reato», spiega Marco Mona. «Quando ero giudice me ne sono accorto: la vittima è presa poco in considerazione durante un processo. La vittima è utile in quanto testimone, a cui spesso si deve dire: ‘Risponda alla domanda, non divaghi, sia precisa, dica solo quello che ci serve per capire come e quanto va punito il colpevole’».
Questa sensazione che poi la vittima rimanga in qualche modo inascoltata, insoddisfatta, piena di un dolore che non è stato preso in carico, lasciava insoddisfatto anche Marco Mona, che in Tribunale lavorava. Durante la sua carriera, si è reso conto che nel sistema legale manca la possibilità di ascoltare veramente sia le vittime sia gli autori dei reati. Certo, ci sono gli psicologi apposta, che si possono consultare parallelamente a un percorso giudiziario, ma quando Marco Mona incontra l’idea di ‘giustizia riparativa’ trova qualcosa che lo convince moltissimo.
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Pubblicato su Rivista 3valli primavera 2026
La fabbrica di cioccolato CimaNorma torna a vivere
Quando arrivo a Dangio, a mezzogiorno in punto, mi accoglie Mazdak Faiznia, responsabile della Fondazione CimaNorma. Sta salutando Pietro Aiani, che vive in uno dei magnifici loft dello stabile dove un tempo si confezionava il cioccolato. Beviamo un caffè e ci accordiamo per parlare al più presto della Fondazione artistica, che si occuperà anche del Museo del cioccolato che dovrebbe sorgere fra meno di un anno. Mazdak, negli ultimi mesi, si è occupato proprio della raccolta di materiale destinato a raccontare la storia della fabbrica; oggi però sono venuta per incontrare Abouzar Rahmani, la persona che ha avviato tutto il progetto CimaNorma, ben più ampio e articolato.
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Pubblicato su Rivista 3valli, primavera 2026
Veterinari: un mestiere sempre più difficile
Maria ha il cane malato e si dispera: «Io sto in piedi grazie a lui; senza cane non esco più di casa, non ho nessun altro che mi voglia bene né un’altra ragione di vita». Ottavio porta il suo gatto dal veterinario che sta male e si raccomanda: «Curamelo bene, perché per noi è come un figlio. Se muore glielo dici tu a mia moglie…». Norma è diventata vedova recentemente e non appena vede che il suo animale da compagnia ha un primo piccolo acciacco ha paura di rivivere la lunga agonia del marito: chiede dunque di sopprimere l’animale.
Ancora una situazione: Romina ha lasciato il suo cagnolino troppo a lungo in macchina ed è morto. La veterinaria la riceve in studio, la consola, va con lei a prenderlo nell’automobile, si occupa del corpo.
Questi sono solo quattro degli infiniti casi ai quali vengono confrontati ormai quotidianamente i veterinari e le veterinarie. Un mestiere che, infatti, da qualche anno ha il tasso più alto di burnout e di suicidi in Svizzera.
Marie-Louise Vogt, una idrogeologa svizzera in Afghanistan
L'amore ai tempi dell'intelligenza artificiale. Innamorarsi di un chatbot
Diciamocelo: una persona che non si arrabbia mai, non ha idee proprie ma si bea sempre e solo delle tue, che dice “buongiorno amore” la mattina e “buonanotte tesoro” la sera, ci verrebbe a noia nel giro di un mese. Forse al secondo giorno saremmo già stufi.
O forse no?
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Pubblicato su Azione, Febbraio 2026







