Un progetto Mentoring a Locarno (e ora a Paradiso)

Ragazzi che si sentono tanto avviliti e sconfitti da non riuscire a inseguire i loro desideri.
Ragazzi che non riescono a prendersi a cuore la loro vita.
Ragazzi che hanno perso la voglia di combattere per quello che vogliono o che non inseguono i loro sogni perché hanno troppa paura di fallire. Ma l'unico fallimento è la rinuncia. E contro la rinuncia scendono in campo Furio Vanossi e la sua squadra di mentori.
A settembre dell'anno scorso ha avuto avvio il Progetto mentoring, finanziato dai proventi della vendita dell'oro in eccesso della BNS e realizzato da pro juventute nella regione di Locarno. Da allora, già una trentina di giovani in difficoltà ha beneficiato dell'accompagnamento di un mentore. Sarebbe a dire?
Continua...

Pubblicato dal settimanale Azione

Andare, partire, studiare


Parole per Milano offesa inclinata cinerea distesa giallina tiepida femmina
Vanni Bianconi, poeta

Dalla pianura del Po risali il fiume Ticino, attraversi un lago grande, ne vedi uno medio, tanti piccoli e gradualmente arrivi alle Alpi. La lingua cambia mano a mano che sali, non quella ufficiale, che rimane la stessa, ma il dialetto, che dalla pianura alla montagna diventa sempre più duro, come i fiori e l'erba. Un tempo (mia nonna era piccola ma si ricorda), da quelle parti mangiavano solo polenta.
Circa a metà strada trovi un confine.
Un confine genera contrabbando (mio nonno, dopo la guerra, sigarette per l'Italia; riso e salame per la Svizzera), immigrazione, frontalieri, scambi economici e culturali. A volte si dice “passi Chiasso ed è un altro mondo”.
Milano era già grande e ricca secoli fa, mentre il Ticino era costituito da valli e piccoli borghi. I giovani montanari scendevano in città per trovare un maestro, una scuola o un lavoro. Sapevano lavorare il legno e la pietra: diventavano scalpellini, stuccatori, muratori e qualcuno anche capomastro o pittore. Più tardi sono venuti per studiare Turismo, Economia, Lettere, Commercio, Musica.
Da una ventina d'anni, si incrociano con altri studenti che da Milano salgono verso la Svizzera. Per andare a scuola, per formarsi. Studiano all'estero, ma in italiano e la sera tornano a casa. Sono iscritti al Conservatorio, all'Accademia di Architettura, all'Università e alla Scuola Universitaria Professionale.
Le ragioni del partire sono molte, da Milano, da Bellinzona, da Lugano; qualcosa ti spinge, qualcosa ti attrae. Vediamo un po'.
Continua...

Pubblicato da Dialoghi Internazionali

Si chiama Spazio Ado

Si chiama Spazio Ado e sembra un appartamento, di quelli moderni, con grandi spazi comuni e poche pareti. Sette anni fa un gruppo di ragazzi e di educatori ha abbattuto i muri e costruito un salotto grande, una cucina, dei bagni, lasciando un locale per la sala di musica, uno per la palestra e un laboratorio. In sette anni è passata da lì un’ottantina di adolescenti. Il luogo si è modificato, ma nessuno ha mai comprato niente: i mobili e gli oggetti che servivano sono stati recuperati qua e là. Scarti a cui i ragazzi di Spazio Ado hanno restituito un senso, un valore. Un po’ come hanno ridato un senso e un valore alla propria vita, che già a 15 o 18 anni sentivano – ed era – esclusa dalla società.
Continua...

Pubblicato dal quotidiano la Regione Ticino (parte prima)


Fondazione Amilcare, la casa secondo Raffaele Mattei


Raffaele Mattei, da oltre vent’anni lavora con i giovani. Le sembra che il disagio sia in aumento?
«L’abbandono è la costante nelle storie dei ragazzi emarginati. Bambini trascurati, svalutati, genitori molto sofferenti loro stessi non sono una novità di oggi. Negli anni Novanta abbiamo iniziato una formazione in terapia familiare: quando l’abbiamo terminata di famiglie non ne restavano quasi più. Ecco che cosa sta cambiando. Prima di parlare di disagio giovanile, quindi, bisogna avere il coraggio di parlare del disagio diffuso in tutti gli strati della nostra società.
Continua...


pubblicato dal
quotidiano laRegione Ticino (seconda parte)

Memorie di un Ebreo d'Irak

L'Iraq sta vivendo una situazione dilaniante, e lo sappiamo tutti. Più difficile, invece, è immaginare che nonostante tutto c'è chi prova ad avere ancora fiducia. Come? Ripescando nella storia modelli di convivenza pluriconfessionale e di identificazione nazionale positiva.

All'Università di Baghdad si moltiplicano gli studi su un’epoca in cui Sciiti, Sunniti, Ebrei e Cristiani hanno convissuto, anzi, di più, hanno collaborato alla costruzione dell'Iraq. Si tratta di un periodo breve, ma che oggi vale oro nei ricordi degli iracheni: era la prima metà del Novecento, e un grande fermento culturale oltrepassava le frontiere religiose e coinvolgeva tutti i cittadini. La comunità ebraica costituiva un terzo della popolazione di Baghdad. Quella comunità, ormai dispersa, è sempre più al centro dell’attenzione degli storici iracheni, che hanno l'impressione, dicono, di aver perso qualcosa per sempre. Ricordare quel periodo, però, può aiutare a ricucire le fratture tra gli iracheni di oggi.
Continua...

Pubblicato dalla rivista E
quilibri

Cucina d'Armenia di Sonya Orfalyan - per conoscere il popolo armeno


Un libro di cucina scritto da un'antropologa è molto più di una raccolta di ricette. Se poi l'autrice di Cucina d'Armenia è cresciuta tra Italia e Medio Oriente in una famiglia di origine armena, la cosa si fa ancora più interessante.
Continua...
Scritto per Rete Due, Rsi

Mario Botta, l'expo 2015 di Milano e la città


Milano si trova oggi di fronte a una grande opportunità, datale dall'Esposizione Universale che ci sarà nel 2015. Come potrebbe trarne vantaggio la città?
Nessuno ha idea, fino a oggi, di che cosa l'Expo porterà a Milano. Personalmente non conosco nessun progetto concreto di trasformazione fisica e spaziale della città. Sono appena tornato da Shangai, dove mi hanno chiamato per dei lavori che seguiranno l'Esposizione 2010. Nella mia mente c'è ora un grande squilibrio tra la trasformazione in atto nella città asiatica e l'immobilismo di Milano. E' importante sottolineare che l'esposizione universale lombarda è un'occasione offerta alla vecchia Europa, perché essendo un avvenimento mondiale, tocca di riflesso anche molti altri paesi che le viaggiano attorno.
Quali trasformazioni gioverebbero alla città di Milano?
Milano ha subito negli ultimi decenni una furiosa trasformazione urbanistica, silenziosa, che ne ha stravolto le periferie. C'è stata una sorta di caduta ideologica dei piani regolatori: trattative private hanno portato a un'edificazione selvaggia e la fascia periferica attorno a Milano è cresciuta in modo impressionante rispetto al passato. A mio parere ha bisogno di essere corretta.
Continua...

Pubblicato da
Dialoghi Internazionali

Il nuovo capitalismo di Muhammad Yunus

“Ho sempre accarezzato l'idea di trovare un modo per spingere il mondo degli affari a fare qualcosa per l'universo dei poveri. Ci sono altri settori, per esempio il volontariato, la beneficenza o le organizzazioni non governative, che dedicano una gran quantità di tempo e di energia a combattere la povertà e le sue conseguenze, ma il settore più efficiente e più innovativo sul piano finanziario, il mondo degli affari, non ha mai elaborato uno schema per applicare le sue tecniche alla lotta contro la povertà.”
Ecco un uomo che si è arricchito migliorando la situazione economica di milioni di persone, senza chiedere niente a nessuno. Si tratta del premio Nobel Muhammad Yunus e le sue idee sono diffuse in tutto il mondo, la prima, quella del microcredito, in modo ormai consolidato, la seconda, è stata recentemente presentata nel saggio (Feltrinelli) Un mondo senza povertà. Utopia? Proviamo a capire. 


  Pubblicato da la Regione Ticino e Equilibri (fotografia di Eugenio Pedrazzini)

Fiabe e riti, Sonya Orfalian racconta l'Armenia

Un regalo
Sarà un evento gratuito, perché leggere per gli altri è un atto d'amore o di stima e quindi non si può pretendere nulla in cambio. La fiaba raccontata di sera è un rituale intimo e familiare. Non è un libro da leggere per la scuola, con le schede di comprensione, la paura di non capire e nessuno che ti chiede se ti è piaciuto. No. L'importante è il piacere di ascoltare una storia, di spiccare il volo verso un mondo senza tempo e senza obblighi. Pensate che sia roba da bambini? Davvero credete ancora che esiste un'età per farsi raccontare le fiabe? Venite da Pia Todorovič e le Intrecciafole, ci penseranno loro a scacciare questo pregiudizio così comune. Forse avete dimenticato che cosa ha da offrire una storia, una voce che racconta. Venite, venite a ritrovare questo piacere. 
  Pubblicato da la Regione Ticino (fotografia di Francesca Maccarrone, dipinto di Ashot Avakian)

Tbilisi, agosto 2008. La guerra d'Ossezia e i suoi profughi


Gente di Tbilisi
Di soldati a Tbilisi non se ne vedono. Gli abitanti della capitale georgiana, dopo aver passato giorni e notti ad ascoltare le notizie della guerra in Ossezia del sud, dopo aver aspettato che rientrasse chi stava trascorrendo le vacanze sul Mar Nero e non poteva tornare, dopo aver sentito le bombe che hanno colpito l'aeroporto militare alla periferia di Tbilisi e aver temuto che l'esercito di Putin circondasse e attaccasse la loro città, dopo aver accolto migliaia di profughi che si riversavano nella capitale e cercavano letti, cibo, medicine, insomma dopo aver vissuto la guerra, gli abitanti di Tbilisi si sentono più pacifisti che mai.
Continua...

Giochi pericolosi per russi annoiati. Dirige Sergej Knjazev

Allegria, commercio, psicologia e denaro:
ecco gli ingredienti dello show business
secondo uno dei suoi più alti e fantasiosi esponenti russi,
Sergej Knjazev

C'era una volta in Siberia un Principe terribilmente annoiato. Era stato ai quattro angoli del mondo e le sue ricchezze gli avevano permesso di sperimentare qualsiasi cosa, ma giunto all'età di quarant'anni non c'era più nulla in grado di emozionarlo. In un gelido pomeriggio, il principe entrò nel caffè di un circolo studentesco e vide alcuni giovani discutere appassionatamente. Quello che sembrava essere il leader della compagnia lo invitò a sedersi e a raccontare il perché di quell'aria infinitamente triste: in cambio, gli disse, si impegnava a restituirgli la voglia di vivere. Fu esattamente quello che accadde, in modi che difficilmente vi potreste immaginare.



Pubblicato dalla rivista E
quilibri

Armenia, Georgia e Azerbaigian. Il mondo di lingue, persone e montagne dentro al Caucaso




“Era un periodo difficilissimo per noi,
c’era la guerra in Nagorno-Karabagh,
quando sono venuto a sapere che
La Scala era stata chiusa. La Scala!
Perché, perché l’avete chiusa? Io ho pensato:
Come si può vivere senza musica?”
Hamlet Hanoukian, Direttore del Museo d'Arte Contemporanea, Goris, Armenia


Le montagne
Del Caucaso si racconta che è nato per scherzo. Dio diede a un angelo un sacchetto riempito di montagne e gli chiese di spargerle equamente su tutta la terra. Mentre il servitore di dio sorvolava la pianura tra il Mar Nero e il Mar Caspio, arrivò il diavolo e per dispetto rovesciò tutto il contenuto del sacco: con quel gesto creò il Caucaso.

Quadretti di Odessa, Ucraina, quasi cento anni dopo Babel' e i suoi ebrei, i suoi re e la sua armata a cavallo


1. Zoja, pittrice ucraina

Zoja ha circa quarant’anni, due figli e un marito marinaio che le tiene la mano durante i concerti. Ha un atelier dove lavora. D’estate prepara gli schizzi per dipingere ogni inverno tre, quattro, a volte più quadri, e siccome la sua vicina di casa è la direttrice dell’Alliance Française di Odessa, espone le sue opere durante le feste organizzate dal centro culturale francese. Alcuni rappresentano Parigi, dove è stata una volta, la Tour Eiffel, l’Arco di Trionfo, la zingara di Victor Hugo. Ha affrescato una parete dell’Alliance. I suoi figli frequentano la scuola francese.
Zoja è bella ma ha sempre l’aria stanca.