Pierre Girard più succulento che mai con il suo 'Il banchiere non gradisce le bistecche'

Una nipote, uno zio. Lui (Charles) è un banchiere serissimo, avaro e secco iscritto all’Associazione di astemi, al Gruppo di semi-vegetariani, agli Amici della castità; voleva fare il missionario, ma aveva paura di sentire parolacce sulla nave. Lei (Poppée) è rosa e grassottella fin dalla nascita, ma quando si presenta al Maniero dello zio, ‘i porcini si moltiplicano giganteschi, le lepri, troppo grasse, cadono tra i ceppi, in casa si inciampa nei panieri di uova, i viticoltori vengono a cantare davanti alla cucina’ e il seno della nipote è diventato prorompente. Non sveleremo la trama della storia; basti dire che Charles è ossessionato dalla morale e Poppée dalle belle orecchie. E suo zio ne ha due perfette...

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Tirana dentro e fuori. Dieci anni di Edi Rama

I colori sono un po’ sbiaditi, ma Tirana continua a ricordare una tela di Kandinskij. La guardo da un balcone, un terrazzo fantastico al 13esimo piano di Torre Drin, in pieno centro. Sono a casa del console d’Italia, Susanna Schlein, 34 anni, cresciuta a Lugano in Svizzera e arrivata in Albania quasi due anni fa. Di lei spiccano due tratti del carattere: è un genio e sembra non saperlo. Quando ho saputo che si era trasferita a Tirana, ho deciso di andare a trovarla perché è bello seguire il suo sguardo, ovunque si posi. Dell’Albania avevo parecchie curiosità, ma soprattutto mi ricordavo un documentario visto al centro Pompidou, una decina di anni fa. Parlava del sindaco della capitale, che voleva ridare vita a una società, reduce da uno tra i peggiori regimi comunisti della storia, usando i colori.
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Scrittori e video artisti dalla Polonia a Bellinzona per il Festival di Babel


Il Festival di Babel arriva per la settima volta a Bellinzona, e questa volta, dal 14 al 16 settembre, porterà con sé lingue e immagini dalla Polonia. Vanni Bianconi e la sua squadra sette anni fa avevano iniziato invitando scrittori ungheresi con i loro traduttori; l’anno dopo gli ospiti erano i Balcani, poi era venuta l’America anglofona e la sua scelta di autori quasi tutti bilingue. Idem per la Russia. Gli ultimi due anni di Festival invece messicani e palestinesi hanno mischiato attualità, politica e bisogno di scrivere. Per il 2012 il direttore artistico Vanni Bianconi ha deciso di offrire un’edizione puramente letteraria e per questo ha scelto la patria di alcuni tra i suoi scrittori preferiti: la Polonia.

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Storie di donne. Reality di Mariusz Szczygiel


Gli piace la realtà, perché, come diceva anche Amleto, ‘vi sono più cose in cielo e in terra’ che in tutta la filosofia; in particolare, ci sono le vite delle persone. Mariusz Szczygieł, autore polacco, erede del giornalista narratore Ryszard Kapuściński, dice di frequentare la letteratura dei fatti. Cresciuto nella lavanderia di un albergo, dove le cameriere portavano a sua mamma ogni giorno ‘ceste e ceste di biancheria sporca e storie’, Mariusz scopre subito che la routine quotidiana serba più avventure del cinema e che le donne hanno più cose da dire degli uomini. 
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Viaggio nel Parco botanico Isole di Brissago: Un giro del mondo in 80 passi

Una biologa e un’umanista partono in gita al Parco botanico delle Isole di Brissago. Incontrano baronesse con il pallino della botanica, alberi che respirano nell’acqua, fiori di fate, giovani giardiniere intraprendenti, un direttore appassionato... e 1700 specie di piante diverse provenienti dai cinque continenti.

Abbiamo appuntamento con Guido Maspoli, un biologo che dal 2003 gestisce il patrimonio di semi e piante custoditi sull’isola. Ci aspetta un signore tra i quaranta e i cinquant’anni, sorridente, che ci promette un’ora del suo tempo e ce ne dedica tre, incantandoci con storie di persone e di vegetali e passando da un linguaggio da mille e una notte al più stretto scientifichese immaginabile.
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Pubblicato sulla Rivista di Pro Natura Ticino

Alice in Wonderland: le Meraviglie del Mart di Rovereto


Cos'è Alice? Una bambina che fa dei sogni? Un paese? Una che gioca con le parole come noi giocavamo coi lego? La combinazione per scoprire cosa c'è dietro il Bianconiglio e dietro lo specchio?
Certo è che da quando Charles Lutwidge Dodgson, in arte Lewis Carroll, scrisse i suoi due racconti 150 anni fa Alice nel Paese delle Meraviglie e Alice attraverso lo specchio molte persone sono impazzite dal piacere. Tra queste, una discreta quantità di bambini, un numero ben più alto di adulti e un’infinità di artisti. Al Mart di Rovereto (Museo di Arte Contemporanea di Trento e Rovereto) è in corso una mostra sulle influenze di Alice in Wonderland nelle arti e nel visual.

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Disegno di Lewis Carroll

Venivamo tutte per mare. Le spose giapponesi bisbigliate da Julie Otsuka

Sulla nave eravamo quasi tutte vergini. Avevamo i capelli lunghi e neri e i piedi piatti e larghi, e non eravamo molto alte.

Questo l’incipit di un nuovo caso librario, affascinante e un po’ ipnotico: Venivamo tutte per mare, di Julie Otsuka. Un racconto corale che narra la prima immigrazione giapponese negli Stati Uniti, negli anni Venti-Trenta. «Da molto tempo», ha dichiarato l’autrice, «volevo raccontare la storia di giovane donne giapponesi – le cosiddette ‘spose in fotografia’ – che giunsero in America all’inizio del Novecento. Mi ero imbattuta in tantissime storie interessanti durante la mia ricerca e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia da un punto di vista di un ‘noi’ corale, di un intero gruppo di giovani spose».

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Publicato su laRegione Ticino

Telemarkada: festa del Telemark sul Monte Nara


Non è una festa di Carnevale, eppure ci si traveste, si evade dalla vita quotidiana e si entra in una dimensione di piacere, sforzo fisico e divertimento. La Telemarkada è una festa che gli appassionati della Scuola di Sci e Snowbord Nara organizzano ogni anno per far conoscere lo stile Telemark e che si è appena svolta all’inizio di febbraio per la decima edizione. Telemark è una regione della Norvegia molto, molto fredda, dove la vita era molto, molto dura.
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Pubblicato sulla Rivista 3valli

Valeria Donnarumma apre Ego Gallery a Lugano per la Street Art e i giovani artisti


Da venerdì 27 gennaio, in via Canonica a Lugano, c’è un nuovo spazio per l’arte: Ego Gallery. Valeria Donnarumma e Giacomo Grandini, compagni di vita e d’avventura, hanno alcune particolarità in comune: sono giovanissimi, luganesi, lavorano per il dicastero Giovani ed Eventi, dove hanno svolto i numerosi progetti di Arte Urbana Lugano, e da anni sognavano una galleria tutta loro. Incontriamo Valeria il giorno dopo l'inaugurazione e parliamo con lei di arte di strada, gallerie, riflessioni sull'ambiente cittadino attraverso lo stupore e la creatività.
Pubblicato da laRegione - Fotografia di Matteo Colombo

Nicolai Lilin, Kolima e Il respiro del buio


Quando parla di fronte a cento, duecento, trecento persone, Nicolai Lilin si mette a nudo. Racconta sinceramente, semplicemente, senza commenti né giudizi, di sé, della comunità criminale in cui è nato e cresciuto, in una terra chiamata Transnistria. Racconta del carcere minorile, della guerra in Cecenia, della violenza che gli è rimasta addosso.
Nicolai Lilin conosce il Don Giovanni di Mozart a memoria e sa cantare con dolcezza ninne nanne siberiane. Ma di questo non parla nei suoi libri, tre romanzi apparsi da Einaudi negli ultimi tre anni. Dopo Educazione siberiana, sull’infanzia tra morale e regole della criminalità siberiana in Transnistria, dopo Caduta libera, sul servizio militare russo che lo ha spedito in Cecenia a fare il cecchino, è uscito da poco Il respiro del buio.
Pubblicato su laRegione

The Nahmad Collection al Kunsthaus di Zurigo. Mirò, Monet, Matisse e molti altri

Nahmad: una famiglia ricca e intraprendente, di origini ebraiche siriane che negli ultimi cinquant’anni ha vantato il più grande potere d’acquisto speso in opere d’arte. The Nahmad Collection: le opere che tre degli otto fratelli cresciuti tra il Libano e Milano hanno collezionato a partire dagli anni Sessanta, quando a casa loro ricevevano Lucio Fontana, Arnaldo Pomodoro, Giorgio de Chirico.
La collezione esposta al Kunsthaus di Zurigo fino al 15 gennaio, mette in mostra un'eccezionale concentrazione di opere della prima metà del Novecento dall'Impressionismo al Surrealismo, da Renoir a Modigliani, passando da Matisse, Monet, Mirò, con Picasso come filo conduttore.

Pubblicato da laRegione Ticino

Alessia Bervini, pittrice e scultrice, espone alla Galleria Job la sua arte del quotidiano


Non è di nessuna utilità pratica e non segue la minima logica, per questo l’arte della pittrice e scultrice Alessia Bervini ci fa sognare. Si prende cura dei nostri bisogni più teneri e infantili, come l’incanto, la meraviglia, il sorriso.
Nell’esposizione ora alla Galleria Studio Labo Job di Giubiasco, le sue opere seguono un percorso nella quotidianità intessuta di piccoli e grandi eventi, come fare l’orto, piantare un fagiolo e aspettare che cresca, giocare su una giostra o con le bambole, fare il bagno nella vasca, seguire le nuvole e via così, come un circo poetico.
«In un certo senso è la mia vita», spiega l’artista.

Foto di Massimo Pacciorini-Job
Pubblicato su laRegione Ticino

Progetto Mentoring a Paradiso

Semplice, amichevole, confidenziale: un modo diverso di offrire un sostegno a quei giovani che non ne trovano nella propria famiglia. «Mi è piaciuto quel misto di volontariato e buona preparazione che offre il Progetto Mentoring», spiega il sindaco di Paradiso Ettore Vismara. «A fine mese (febbraio, n.d.r.) apriremo anche qui un ufficio, e tutti i comuni che fanno parte del comprensorio». Da Locarno è arrivato dunque Furio Vanossi, coordinatore del progetto Mentoring promosso dal Cantone e da Pro Juventute Svizzera Italiana. In che cosa consiste? «È un incontro tra un giovane e una persona con più anni di esperienza disposta ad ascoltarlo, motivarlo e accompagnarlo in un progetto preciso: per esempio, trovare lavoro; ottenere la licenza di scuola media; capire quale sogno realizzare».
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Vedi anche articolo pubblicato in Maggio 2009
Progetto Mentoring a Locarno

Scrittori di Palestina - Suad Amiry, cantastorie di Ramallah

Scrive romanzi molto diversi, ma con qualche tratto in comune: sono divertenti, raccontano di situazioni tragiche e parlano di persone che l’autrice conosce bene. Al Festival di Babel 2011 di Bellinzona è arrivata Suad Amiry con i suoi tre romanzi pubblicati da Feltrinelli: Sharon e mia suocera, Niente sesso in città e Murad Murad.
Figlia un uomo palestinese fuggito da Jaffa e di una donna siriana di Damasco, è cresciuta come rifugiata in Giordania, ha vissuto al Cairo e da circa venti anni è tornata nella terra paterna, a Ramallah. "Per questo, quando mi chiedono da dove vengo, dico genericamente che sono araba".
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Ritorno a Tahrir - Viaggio al Cairo tra la rivoluzione egiziana e le elezioni

Fino a pochi giorni fa, l’Egitto masticava la sua libertà conquistata, ora sembra che il boccone sia difficile da ingoiare. Dopo la rivoluzione, qualcuno diceva: ‘E adesso, il prezzo del pane deve calare!’ e qualcun altro gli rispondeva: ‘Trent’anni di pace non avevano prezzo’. Al dittatore Mubarak si riconosce l’aver saputo mantenere gli accordi di Camp David evitando conflitti con Israele e mantenendo stabilità per tutto il suo mandato. Sono sei mesi che l’Egitto vive progetti e timori come non era mai successo; negli ultimi giorni la bilancia pende verso la paura, ma l’orgoglio e la speranza non si sono dileguati.
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L’Egitto dopo la Rivoluzione, Marco Alloni: 'Sento i cervelli muoversi'

Marco Alloni abita al Cairo da 14 anni. Nel marzo di quest'anno ha pubblicato un libro per Aliberti Editore: Ho vissuto la rivoluzione. Diario dal Cairo, resoconto dei diciotto giorni che hanno portato alla caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak. Inizia così: Aveva ragione la Fallaci: l’incendio divampa. Ma non l’incendio che intendeva lei. Divampa l’incendio della dignità araba. Lo incontriamo nel suo ufficio: un caffè nel quartiere di Mohandessin, dove passa molte ore del giorno e della notte. Gli chiediamo che aria tira, che cosa è cambiato, che cosa ci fa lui lì.

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Pubblicato su la Regione Ticino

Foto di Amel Roshdy

Bruna Martinelli: curarsi con le erbe

Bruna Martinelli è nata nel 1926 ad Avegno e lì abita ancora. Fino a poco tempo fa teneva le pecore, mentre ora consacra la maggior parte del suo tempo a coltivare piante, frutta e verdura in un magnifico orto poco lontano da casa sua. Di famiglia contadina, ha conosciuto l’amore e l’odio per la montagna: i profumi e il senso di libertà, ma anche tanta, tantissima fatica. Di bello, ha imparato che un prato selvatico è uno scrigno prezioso: per nutrirsi, anche quanto non c’è nulla altro nei negozi o nell’orto; per nutrirsi bene, anche quando i supermercati sono pieni; e in ogni caso, per curarsi.
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Pubblicato sulla Rivista di Pro Natura Farmacia verde e sulla Rivista di Locarno

Ground Zero esce con Persone, terzo numero della Rivista Su Ciò Che Resta Del Ticino

Vi invito nella casa chiusa. Così ci avevano detto Tommaso Soldini e Giona Mattei, che in un ex bordello hanno presentato il terzo numero di Ground Zero, dal titolo Persone. Tema: corpo e organi. E muscoli e ossa; pelle, cuore e cervello.
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La Revue Parigina a Lugano: cancan tra paillette e eleganza e un po' di erotismo



Lo spettacolo è leggero, spumoso, elegante. Le danzatrici hanno vestiti di luce e l'ambiente è incredibilmente parigino.

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Vergogna Svizzera in un libro di Quilici

La Svizzera ha sulla coscienza un evento di cui si parla pochissimo. Nel suo ultimo romanzo, storico e autobiografico insieme, Folco Quilici denuncia il tradimento perpetrato dagli inglesi con la complicità dei confederati a danno dei cosacchi, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Ventimila uomini, donne e bambini che finirono fucilati o sterminati nei gulag sovietici.

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Folco Quilici e l'umanità dentro il mare

È il più noto narratore italiano di mondi e genti lontane, con libri e film più volte premiati. Tutto cominciò nel 1948, quando all’età di 18 anni, Folco Quilici scoprì un’anfora sul fondale marino del mare di Sardegna, dove si era recato in vacanza con le attrezzature dell’epoca per le immersioni. Raccolse l’anfora e, di ritorno a scuola, la portò al suo insegnante di Storia dell’Arte, che commentò: «Il mare è una discarica». Diversamente però la pensava il suo allievo, che impegnò tutta la sua vita a ricercare tracce umane nel mare, considerandole fonti inestimabili per la Storia delle civiltà.
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Babel invita la Palestina a Bellinzona

Vanni Bianconi è un poeta e sembra sempre camminare a mezz’aria, eppure i suoi piedi poggiano da qualche parte sulla terra e non c’è dubbio che si tratta di terra molto fertile. Ha pubblicato due libri, è stato chiamato fino in Indonesia a leggere le sue poesie, ha vinto premi per la sua poesia e le sue traduzioni e ha fondato un festival di letteratura che giunge quest’anno alla sua sesta edizione: il Festival di Babel.
«È un festival aperto a tutti i curiosi, lettori e non. Vengono appassionati di traduzione, di letteratura, persone interessate alla cultura del paese ospite. Anche il nostro pubblico è babelico, multilingue: l’anno scorso c’erano anche molti sud americani e secundos, due anni fa i russi che abitano in Svizzera. Quest'anno tocca alla Palestina».
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Pubblicato su laRegione Ticino

Roman d'ados di Béatrice Bakhti

Adolescenza: quando dovevamo decidere se vivere o morire; quando ci rifiutavamo di credere che saremmo diventati come i nostri genitori; quando non sapevamo che cosa volevamo, ma lo volevamo a ogni costo.
Si parla moltissimo di adolescenti, soprattutto con preoccupazione, ma chi fa parlare gli adolescenti? Béatrice Bakhti, regista ginevrina, ha deciso di dare loro la parola, seguendo il percorso di sette giovani dai 12 ai 18 anni. Dai filmati di questi sette anni 'insieme' ha tratto quattro documentari, un’immersione nell’universo segreto e quotidiano dell’adolescenza.
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Pubblicato da laRegione

Susy Boogie e i mitici Anni Cinquanta

“Stava emergendo un'altra Susy, gioiosa e birichina. Ballando mi sentivo bella, mi sentivo brava, e poco importa se lo ero davvero: non avevo paura di deludere nessuno e per me era una sensazione nuova. Il Boogie si presta a tutto e le regole sono solo tre: divertirsi; tener presente che non esistono errori ma solo variazioni sul tema; una donna che ride è più sensuale di una donna seria”.
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Fotografia di Vincenzo Cammarata

A Bellinzona c'è un Museo in Erba

Più che un museo è una sorta di luna park: puoi toccare, annusare, a volte indossare le opere d'arte. Impari che l'arte è un gioco, una lingua, un binocolo da puntare sul mondo. Il Museo in Erba è un luogo accogliente dove i bambini si accostano agli artisti e alle loro opere scoprendo che sono molto più vicini a noi di quanto solitamente pensiamo. La mostra iniziata a settembre è dedicata a Andy Warhol. Si lanciano palline per colpire le scatole di minestra e ci si traveste davanti allo specchio con parrucche, scarpe colorate, occhiali enormi, come piaceva fare anche a lui.
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Motivo del viaggio: un fiore. L'Arum di Nicola Schoenenberger

Fermano la macchina di botto, escono correndo con sacchetti e piccozze. Sono tre. Ognuno parte in picchiata in una direzione diversa guardando a terra per non schiacciare piante rare. Si lacerano i vestiti tra i rovi e si addentrano in cespugli dove persino i cinghiali si scoraggiano. All'improvviso uno dei tre grida: “Trovato!”
Le persone intorno, contadini, passanti, cercatori di funghi, chiedono sospettosi: “Trovato cosa?” “Un fiore”. “E a cosa vi serve?” “A niente”. 



Pubblicato da Azione

Inciampare nel Tango Illegal

“Cacciarci via sarebbe come prendere a martellate un fiore solo perché è cresciuto da solo, perché nessuno lo ha piantato”. Così fanno i ballerini di Tango Illegal: si appropriano del suolo pubblico, si esprimono abbracciati, meravigliano i passanti il tempo di una milonga, e poi via, da un'altra parte, sans papiers et sans soucis. In cima a un tetto, sul lungolago, sotto un portico, davanti alla cattedrale, i clandestini del tango hanno passato l'estate a Lugano portando il ballo tra le persone, in città, fuori dalle scuole di danza e dai locali appositi. E a nessuno, per fortuna, è venuto in mente di prendere a martellate un fiore che il giardiniere comunale non aveva previsto.
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Pubblicato da laRegione Ticino
(fotografia di Tatiana Scolari)

Harley Davidson, la libertà sventola a Lugano

Chi è stufo delle regole dal fiato corto e vuole respirare libertà, chi si annoia davanti al programma della propria vita sempre uguale, giorno dopo giorno, chi si sente bene nel gruppo ma non intende omologarsi, chi insomma ha voglia di vento nei capelli si metta comodo su una Harley Davidson e accenda il motore.
Da giovedì a domenica, gente che la pensa così si è riunita a Lugano.
Voi da dove arrivate? “Da Bari: 12 ore e 8 magliette”; “Da Jersey, 1800 chilometri, tre giorni” (come gli brillano gli occhi mentre dice 'tre giorni', che se erano solo due non era così contento). Perché tu hai un elmo in testa? Petto in fuori, sguardo fisso, voce fiera: “Perché sono romano”. Sono arrivati gli Harley Davidson Owners, quelli che ne possiedono una e con lei attraversano l'Europa.
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Pubblicato da laRegione Ticino
(fotografia di Sauro Giornali)

Jump, un salto nella vita di Bindu de Stoppani

Dai balconi sulla piazza, alcuni curiosi assistono alle riprese del film Jump. Probabilmente turisti in vacanza, ma forse anche qualche abitante di Intragna. La piazza della chiesa con il campanile più alto del Ticino è ingombra di macchine da presa, telai per la luce, comparse che aspettano il loro turno, sintetizzatori e cabina di regia. Ad un certo punto, scoppia una gran risata.
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Pubblicato da laRegione
(fotografia di Aliocha Merker)

La perfezione che noia

Una volta ho chiesto a un amico come trovava la Svizzera. Lui è turco e stava a Berna per un periodo e mi ha detto che non gli piaceva. Mi ha spiegato che Berna è una città pulita, ordinata, si cammina bene, tutto è ben organizzato, è chiaro dove bisogna parcheggiare la macchina e dove buttare il sacco della spazzatura, il marciapiede non è pieno di buche... io a un certo punto l'ho interrotto e gli ho chiesto che cosa non gli piacesse allora, visto mi stava elencando solo pregi e qualità. Lui mi ha guardata e mi ha chiesto Ah, perché per te queste sono qualità?
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letto in occasione della festa di fine anno della Supsi

La scelta del ricordo per l'Expo Neuchâtel 2002

Un'esposizione universale ha due scopi: deve lasciare un segno negli individui che vi partecipano e nella memoria collettiva cittadina, e deve cambiare fisicamente il paesaggio della città coinvolta. Sta scritto nella Convenzione delle Esposizioni Universali e continua a essere una delle regole da seguire per tutti i paesi che promuovono un'Expo.
Ha fatto eccezione, però, l'Esposizione Nazionale Svizzera 2002, che ha scelto di non modificare il territorio in cui era impiantata. Le ragioni sono varie: penuria di finanziamenti, riflessione poetica sull'effimero, concetto urbanistico dell'impatto lieve sul paesaggio. Ogni pezzo è stato venduto all'asta o spostato e dell'Expo svizzera 2002 non è rimasto nulla. O quasi.
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Pubblicato da Dialoghi Internazionali
(fotografia di Gaetan Bally, Keystone)

L'altro Mondo di Cyrano Bergerac

Di Savinien de Cyrano Bergerac, sappiamo che era francese, che aveva il naso lungo e scriveva bene, che era timido con le donne e non sopportava la gente che non sogna.
Il personaggio è diventato celebre grazie a una pièce di teatro, scritta alla fine dell'Ottocento, ma il vero Cyrano, che forse non tutti conoscono, era un libertino appassionato di astrofisica, è vissuto mentre Galileo Galilei invecchiava e il piccolo Luigi XIV diventava il Re Sole.
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Scritto e letto a Rete Due, Rsi

Dionigi Tettamanzi. Lettera sull'altruismo e l'ascolto civile.

Scrivo a te che potrai subire la crisi, non per farti paura ma per farti coraggio. Ti scrivo che quando subirai la crisi, semmai la subirai in modo grave, sarai molto contento di sapere che c’è una persona che agisce velocemente e tiene in considerazione la solidarietà, quella sapiente e gentile, e ti voglio raccontare ciò che avverrà.

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Pubblicato dalla rivista Impresa&Stato

Siamo tutti Hrant Dink

A volte, mi sono chiesta: perché spedire in anticipo delle domande a una persona, farla arrivare da molto lontano per poi tradurre le sue risposte davanti a un pubblico? Non è più facile ed economico chiederle di scrivere un articolo? Rakel Dink mi aiuta a trovare la risposta. Averla qui è emozionante. Ha una smorfia di dolore e la bontà negli occhi. In questa conferenza all'Università di Lugano, Rakel Dink e la sua inseparabile Fethiye Çetin danno l'impressione di stare in salotto con degli ospiti cari interessati alla loro lotta per i diritti umani in Turchia. 
  

Pubblicato dalla rivista Equilibri (fotografia di German Avakian)

Un progetto Mentoring a Locarno (e ora a Paradiso)

Ragazzi che si sentono tanto avviliti e sconfitti da non riuscire a inseguire i loro desideri.
Ragazzi che non riescono a prendersi a cuore la loro vita.
Ragazzi che hanno perso la voglia di combattere per quello che vogliono o che non inseguono i loro sogni perché hanno troppa paura di fallire. Ma l'unico fallimento è la rinuncia. E contro la rinuncia scendono in campo Furio Vanossi e la sua squadra di mentori.
A settembre dell'anno scorso ha avuto avvio il Progetto mentoring, finanziato dai proventi della vendita dell'oro in eccesso della BNS e realizzato da pro juventute nella regione di Locarno. Da allora, già una trentina di giovani in difficoltà ha beneficiato dell'accompagnamento di un mentore. Sarebbe a dire?
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Pubblicato dal settimanale Azione

Andare, partire, studiare


Parole per Milano offesa inclinata cinerea distesa giallina tiepida femmina
Vanni Bianconi, poeta

Dalla pianura del Po risali il fiume Ticino, attraversi un lago grande, ne vedi uno medio, tanti piccoli e gradualmente arrivi alle Alpi. La lingua cambia mano a mano che sali, non quella ufficiale, che rimane la stessa, ma il dialetto, che dalla pianura alla montagna diventa sempre più duro, come i fiori e l'erba. Un tempo (mia nonna era piccola ma si ricorda), da quelle parti mangiavano solo polenta.
Circa a metà strada trovi un confine.
Un confine genera contrabbando (mio nonno, dopo la guerra, sigarette per l'Italia; riso e salame per la Svizzera), immigrazione, frontalieri, scambi economici e culturali. A volte si dice “passi Chiasso ed è un altro mondo”.
Milano era già grande e ricca secoli fa, mentre il Ticino era costituito da valli e piccoli borghi. I giovani montanari scendevano in città per trovare un maestro, una scuola o un lavoro. Sapevano lavorare il legno e la pietra: diventavano scalpellini, stuccatori, muratori e qualcuno anche capomastro o pittore. Più tardi sono venuti per studiare Turismo, Economia, Lettere, Commercio, Musica.
Da una ventina d'anni, si incrociano con altri studenti che da Milano salgono verso la Svizzera. Per andare a scuola, per formarsi. Studiano all'estero, ma in italiano e la sera tornano a casa. Sono iscritti al Conservatorio, all'Accademia di Architettura, all'Università e alla Scuola Universitaria Professionale.
Le ragioni del partire sono molte, da Milano, da Bellinzona, da Lugano; qualcosa ti spinge, qualcosa ti attrae. Vediamo un po'.
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Pubblicato da Dialoghi Internazionali

Si chiama Spazio Ado

Si chiama Spazio Ado e sembra un appartamento, di quelli moderni, con grandi spazi comuni e poche pareti. Sette anni fa un gruppo di ragazzi e di educatori ha abbattuto i muri e costruito un salotto grande, una cucina, dei bagni, lasciando un locale per la sala di musica, uno per la palestra e un laboratorio. In sette anni è passata da lì un’ottantina di adolescenti. Il luogo si è modificato, ma nessuno ha mai comprato niente: i mobili e gli oggetti che servivano sono stati recuperati qua e là. Scarti a cui i ragazzi di Spazio Ado hanno restituito un senso, un valore. Un po’ come hanno ridato un senso e un valore alla propria vita, che già a 15 o 18 anni sentivano – ed era – esclusa dalla società.
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Pubblicato dal quotidiano la Regione Ticino (parte prima)


Fondazione Amilcare, la casa secondo Raffaele Mattei


Raffaele Mattei, da oltre vent’anni lavora con i giovani. Le sembra che il disagio sia in aumento?
«L’abbandono è la costante nelle storie dei ragazzi emarginati. Bambini trascurati, svalutati, genitori molto sofferenti loro stessi non sono una novità di oggi. Negli anni Novanta abbiamo iniziato una formazione in terapia familiare: quando l’abbiamo terminata di famiglie non ne restavano quasi più. Ecco che cosa sta cambiando. Prima di parlare di disagio giovanile, quindi, bisogna avere il coraggio di parlare del disagio diffuso in tutti gli strati della nostra società.
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pubblicato dal
quotidiano laRegione Ticino (seconda parte)

Memorie di un Ebreo d'Irak

L'Iraq sta vivendo una situazione dilaniante, e lo sappiamo tutti. Più difficile, invece, è immaginare che nonostante tutto c'è chi prova ad avere ancora fiducia. Come? Ripescando nella storia modelli di convivenza pluriconfessionale e di identificazione nazionale positiva.

All'Università di Baghdad si moltiplicano gli studi su un’epoca in cui Sciiti, Sunniti, Ebrei e Cristiani hanno convissuto, anzi, di più, hanno collaborato alla costruzione dell'Iraq. Si tratta di un periodo breve, ma che oggi vale oro nei ricordi degli iracheni: era la prima metà del Novecento, e un grande fermento culturale oltrepassava le frontiere religiose e coinvolgeva tutti i cittadini. La comunità ebraica costituiva un terzo della popolazione di Baghdad. Quella comunità, ormai dispersa, è sempre più al centro dell’attenzione degli storici iracheni, che hanno l'impressione, dicono, di aver perso qualcosa per sempre. Ricordare quel periodo, però, può aiutare a ricucire le fratture tra gli iracheni di oggi.
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Pubblicato dalla rivista E
quilibri

Cucina d'Armenia di Sonya Orfalyan - per conoscere il popolo armeno


Un libro di cucina scritto da un'antropologa è molto più di una raccolta di ricette. Se poi l'autrice di Cucina d'Armenia è cresciuta tra Italia e Medio Oriente in una famiglia di origine armena, la cosa si fa ancora più interessante.
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Scritto per Rete Due, Rsi

Mario Botta, l'expo 2015 di Milano e la città


Milano si trova oggi di fronte a una grande opportunità, datale dall'Esposizione Universale che ci sarà nel 2015. Come potrebbe trarne vantaggio la città?
Nessuno ha idea, fino a oggi, di che cosa l'Expo porterà a Milano. Personalmente non conosco nessun progetto concreto di trasformazione fisica e spaziale della città. Sono appena tornato da Shangai, dove mi hanno chiamato per dei lavori che seguiranno l'Esposizione 2010. Nella mia mente c'è ora un grande squilibrio tra la trasformazione in atto nella città asiatica e l'immobilismo di Milano. E' importante sottolineare che l'esposizione universale lombarda è un'occasione offerta alla vecchia Europa, perché essendo un avvenimento mondiale, tocca di riflesso anche molti altri paesi che le viaggiano attorno.
Quali trasformazioni gioverebbero alla città di Milano?
Milano ha subito negli ultimi decenni una furiosa trasformazione urbanistica, silenziosa, che ne ha stravolto le periferie. C'è stata una sorta di caduta ideologica dei piani regolatori: trattative private hanno portato a un'edificazione selvaggia e la fascia periferica attorno a Milano è cresciuta in modo impressionante rispetto al passato. A mio parere ha bisogno di essere corretta.
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Pubblicato da
Dialoghi Internazionali

Il nuovo capitalismo di Muhammad Yunus

“Ho sempre accarezzato l'idea di trovare un modo per spingere il mondo degli affari a fare qualcosa per l'universo dei poveri. Ci sono altri settori, per esempio il volontariato, la beneficenza o le organizzazioni non governative, che dedicano una gran quantità di tempo e di energia a combattere la povertà e le sue conseguenze, ma il settore più efficiente e più innovativo sul piano finanziario, il mondo degli affari, non ha mai elaborato uno schema per applicare le sue tecniche alla lotta contro la povertà.”
Ecco un uomo che si è arricchito migliorando la situazione economica di milioni di persone, senza chiedere niente a nessuno. Si tratta del premio Nobel Muhammad Yunus e le sue idee sono diffuse in tutto il mondo, la prima, quella del microcredito, in modo ormai consolidato, la seconda, è stata recentemente presentata nel saggio (Feltrinelli) Un mondo senza povertà. Utopia? Proviamo a capire. 


  Pubblicato da la Regione Ticino e Equilibri (fotografia di Eugenio Pedrazzini)

Fiabe e riti, Sonya Orfalian racconta l'Armenia

Un regalo
Sarà un evento gratuito, perché leggere per gli altri è un atto d'amore o di stima e quindi non si può pretendere nulla in cambio. La fiaba raccontata di sera è un rituale intimo e familiare. Non è un libro da leggere per la scuola, con le schede di comprensione, la paura di non capire e nessuno che ti chiede se ti è piaciuto. No. L'importante è il piacere di ascoltare una storia, di spiccare il volo verso un mondo senza tempo e senza obblighi. Pensate che sia roba da bambini? Davvero credete ancora che esiste un'età per farsi raccontare le fiabe? Venite da Pia Todorovič e le Intrecciafole, ci penseranno loro a scacciare questo pregiudizio così comune. Forse avete dimenticato che cosa ha da offrire una storia, una voce che racconta. Venite, venite a ritrovare questo piacere. 
  Pubblicato da la Regione Ticino (fotografia di Francesca Maccarrone, dipinto di Ashot Avakian)

Tbilisi, agosto 2008. La guerra d'Ossezia e i suoi profughi


Gente di Tbilisi
Di soldati a Tbilisi non se ne vedono. Gli abitanti della capitale georgiana, dopo aver passato giorni e notti ad ascoltare le notizie della guerra in Ossezia del sud, dopo aver aspettato che rientrasse chi stava trascorrendo le vacanze sul Mar Nero e non poteva tornare, dopo aver sentito le bombe che hanno colpito l'aeroporto militare alla periferia di Tbilisi e aver temuto che l'esercito di Putin circondasse e attaccasse la loro città, dopo aver accolto migliaia di profughi che si riversavano nella capitale e cercavano letti, cibo, medicine, insomma dopo aver vissuto la guerra, gli abitanti di Tbilisi si sentono più pacifisti che mai.
Continua...

Giochi pericolosi per russi annoiati. Dirige Sergej Knjazev

Allegria, commercio, psicologia e denaro:
ecco gli ingredienti dello show business
secondo uno dei suoi più alti e fantasiosi esponenti russi,
Sergej Knjazev

C'era una volta in Siberia un Principe terribilmente annoiato. Era stato ai quattro angoli del mondo e le sue ricchezze gli avevano permesso di sperimentare qualsiasi cosa, ma giunto all'età di quarant'anni non c'era più nulla in grado di emozionarlo. In un gelido pomeriggio, il principe entrò nel caffè di un circolo studentesco e vide alcuni giovani discutere appassionatamente. Quello che sembrava essere il leader della compagnia lo invitò a sedersi e a raccontare il perché di quell'aria infinitamente triste: in cambio, gli disse, si impegnava a restituirgli la voglia di vivere. Fu esattamente quello che accadde, in modi che difficilmente vi potreste immaginare.



Pubblicato dalla rivista E
quilibri

Armenia, Georgia e Azerbaigian. Il mondo di lingue, persone e montagne dentro al Caucaso




“Era un periodo difficilissimo per noi,
c’era la guerra in Nagorno-Karabagh,
quando sono venuto a sapere che
La Scala era stata chiusa. La Scala!
Perché, perché l’avete chiusa? Io ho pensato:
Come si può vivere senza musica?”
Hamlet Hanoukian, Direttore del Museo d'Arte Contemporanea, Goris, Armenia


Le montagne
Del Caucaso si racconta che è nato per scherzo. Dio diede a un angelo un sacchetto riempito di montagne e gli chiese di spargerle equamente su tutta la terra. Mentre il servitore di dio sorvolava la pianura tra il Mar Nero e il Mar Caspio, arrivò il diavolo e per dispetto rovesciò tutto il contenuto del sacco: con quel gesto creò il Caucaso.

Quadretti di Odessa, Ucraina, quasi cento anni dopo Babel' e i suoi ebrei, i suoi re e la sua armata a cavallo


1. Zoja, pittrice ucraina

Zoja ha circa quarant’anni, due figli e un marito marinaio che le tiene la mano durante i concerti. Ha un atelier dove lavora. D’estate prepara gli schizzi per dipingere ogni inverno tre, quattro, a volte più quadri, e siccome la sua vicina di casa è la direttrice dell’Alliance Française di Odessa, espone le sue opere durante le feste organizzate dal centro culturale francese. Alcuni rappresentano Parigi, dove è stata una volta, la Tour Eiffel, l’Arco di Trionfo, la zingara di Victor Hugo. Ha affrescato una parete dell’Alliance. I suoi figli frequentano la scuola francese.
Zoja è bella ma ha sempre l’aria stanca.