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Pubblicato su laRegione Ticino
Sulla nave eravamo quasi tutte vergini. Avevamo i capelli lunghi e neri e i piedi piatti e larghi, e non eravamo molto alte.
Questo l’incipit di un nuovo caso librario, affascinante e un po’ ipnotico: Venivamo tutte per mare, di Julie Otsuka. Un racconto corale che narra la prima immigrazione giapponese negli Stati Uniti, negli anni Venti-Trenta. «Da molto tempo», ha dichiarato l’autrice, «volevo raccontare la storia di giovane donne giapponesi – le cosiddette ‘spose in fotografia’ – che giunsero in America all’inizio del Novecento. Mi ero imbattuta in tantissime storie interessanti durante la mia ricerca e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia da un punto di vista di un ‘noi’ corale, di un intero gruppo di giovani spose».
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Marco Alloni abita al Cairo da 14 anni. Nel marzo di quest'anno ha pubblicato un libro per Aliberti Editore: Ho vissuto la rivoluzione. Diario dal Cairo, resoconto dei diciotto giorni che hanno portato alla caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak. Inizia così: Aveva ragione la Fallaci: l’incendio divampa. Ma non l’incendio che intendeva lei. Divampa l’incendio della dignità araba. Lo incontriamo nel suo ufficio: un caffè nel quartiere di Mohandessin, dove passa molte ore del giorno e della notte. Gli chiediamo che aria tira, che cosa è cambiato, che cosa ci fa lui lì. Pubblicato su la Regione Ticino
Foto di Amel Roshdy

La Svizzera ha sulla coscienza un evento di cui si parla pochissimo. Nel suo ultimo romanzo, storico e autobiografico insieme, Folco Quilici denuncia il tradimento perpetrato dagli inglesi con la complicità dei confederati a danno dei cosacchi, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.
È il più noto narratore italiano di mondi e genti lontane, con libri e film più volte premiati. Tutto cominciò nel 1948, quando all’età di 18 anni, Folco Quilici scoprì un’anfora sul fondale marino del mare di Sardegna, dove si era recato in vacanza con le attrezzature dell’epoca per le immersioni. Raccolse l’anfora e, di ritorno a scuola, la portò al suo insegnante di Storia dell’Arte, che commentò: «Il mare è una discarica». Diversamente però la pensava il suo allievo, che impegnò tutta la sua vita a ricercare tracce umane nel mare, considerandole fonti inestimabili per la Storia delle civiltà.
Vanni Bianconi è un poeta e sembra sempre camminare a mezz’aria, eppure i suoi piedi poggiano da qualche parte sulla terra e non c’è dubbio che si tratta di terra molto fertile. Ha pubblicato due libri, è stato chiamato fino in Indonesia a leggere le sue poesie, ha vinto premi per la sua poesia e le sue traduzioni e ha fondato un festival di letteratura che giunge quest’anno alla sua sesta edizione: il Festival di Babel.
“Stava emergendo un'altra Susy, gioiosa e birichina. Ballando mi sentivo bella, mi sentivo brava, e poco importa se lo ero davvero: non avevo paura di deludere nessuno e per me era una sensazione nuova. Il Boogie si presta a tutto e le regole sono solo tre: divertirsi; tener presente che non esistono errori ma solo variazioni sul tema; una donna che ride è più sensuale di una donna seria”.
Più che un museo è una sorta di luna park: puoi toccare, annusare, a volte indossare le opere d'arte. Impari che l'arte è un gioco, una lingua, un binocolo da puntare sul mondo. Il Museo in Erba è un luogo accogliente dove i bambini si accostano agli artisti e alle loro opere scoprendo che sono molto più vicini a noi di quanto solitamente pensiamo. La mostra iniziata a settembre è dedicata a Andy Warhol. Si lanciano palline per colpire le scatole di minestra e ci si traveste davanti allo specchio con parrucche, scarpe colorate, occhiali enormi, come piaceva fare anche a lui.
Fermano la macchina di botto, escono correndo con sacchetti e piccozze. Sono tre. Ognuno parte in picchiata in una direzione diversa guardando a terra per non schiacciare piante rare. Si lacerano i vestiti tra i rovi e si addentrano in cespugli dove persino i cinghiali si scoraggiano. All'improvviso uno dei tre grida: “Trovato!”
“Cacciarci via sarebbe come prendere a martellate un fiore solo perché è cresciuto da solo, perché nessuno lo ha piantato”. Così fanno i ballerini di Tango Illegal: si appropriano del suolo pubblico, si esprimono abbracciati, meravigliano i passanti il tempo di una milonga, e poi via, da un'altra parte, sans papiers et sans soucis. In cima a un tetto, sul lungolago, sotto un portico, davanti alla cattedrale, i clandestini del tango hanno passato l'estate a Lugano portando il ballo tra le persone, in città, fuori dalle scuole di danza e dai locali appositi. E a nessuno, per fortuna, è venuto in mente di prendere a martellate un fiore che il giardiniere comunale non aveva previsto.
Chi è stufo delle regole dal fiato corto e vuole respirare libertà, chi si annoia davanti al programma della propria vita sempre uguale, giorno dopo giorno, chi si sente bene nel gruppo ma non intende omologarsi, chi insomma ha voglia di vento nei capelli si metta comodo su una Harley Davidson e accenda il motore.
Dai balconi sulla piazza, alcuni curiosi assistono alle riprese del film Jump. Probabilmente turisti in vacanza, ma forse anche qualche abitante di Intragna. La piazza della chiesa con il campanile più alto del Ticino è ingombra di macchine da presa, telai per la luce, comparse che aspettano il loro turno, sintetizzatori e cabina di regia. Ad un certo punto, scoppia una gran risata.
Una volta ho chiesto a un amico come trovava la Svizzera. Lui è turco e stava a Berna per un periodo e mi ha detto che non gli piaceva. Mi ha spiegato che Berna è una città pulita, ordinata, si cammina bene, tutto è ben organizzato, è chiaro dove bisogna parcheggiare la macchina e dove buttare il sacco della spazzatura, il marciapiede non è pieno di buche... io a un certo punto l'ho interrotto e gli ho chiesto che cosa non gli piacesse allora, visto mi stava elencando solo pregi e qualità. Lui mi ha guardata e mi ha chiesto Ah, perché per te queste sono qualità?
Un'esposizione universale ha due scopi: deve lasciare un segno negli individui che vi partecipano e nella memoria collettiva cittadina, e deve cambiare fisicamente il paesaggio della città coinvolta. Sta scritto nella Convenzione delle Esposizioni Universali e continua a essere una delle regole da seguire per tutti i paesi che promuovono un'Expo.
Di Savinien de Cyrano Bergerac, sappiamo che era francese, che aveva il naso lungo e scriveva bene, che era timido con le donne e non sopportava la gente che non sogna.
Scrivo a te che potrai subire la crisi, non per farti paura ma per farti coraggio. Ti scrivo che quando subirai la crisi, semmai la subirai in modo grave, sarai molto contento di sapere che c’è una persona che agisce velocemente e tiene in considerazione la solidarietà, quella sapiente e gentile, e ti voglio raccontare ciò che avverrà.
Parole per Milano offesa inclinata cinerea distesa giallina tiepida femmina Vanni Bianconi, poeta Dalla pianura del Po risali il fiume Ticino, attraversi un lago grande, ne vedi uno medio, tanti piccoli e gradualmente arrivi alle Alpi. La lingua cambia mano a mano che sali, non quella ufficiale, che rimane la stessa, ma il dialetto, che dalla pianura alla montagna diventa sempre più duro, come i fiori e l'erba. Un tempo (mia nonna era piccola ma si ricorda), da quelle parti mangiavano solo polenta. Circa a metà strada trovi un confine. Un confine genera contrabbando (mio nonno, dopo la guerra, sigarette per l'Italia; riso e salame per la Svizzera), immigrazione, frontalieri, scambi economici e culturali. A volte si dice “passi Chiasso ed è un altro mondo”. Milano era già grande e ricca secoli fa, mentre il Ticino era costituito da valli e piccoli borghi. I giovani montanari scendevano in città per trovare un maestro, una scuola o un lavoro. Sapevano lavorare il legno e la pietra: diventavano scalpellini, stuccatori, muratori e qualcuno anche capomastro o pittore. Più tardi sono venuti per studiare Turismo, Economia, Lettere, Commercio, Musica. Da una ventina d'anni, si incrociano con altri studenti che da Milano salgono verso la Svizzera. Per andare a scuola, per formarsi. Studiano all'estero, ma in italiano e la sera tornano a casa. Sono iscritti al Conservatorio, all'Accademia di Architettura, all'Università e alla Scuola Universitaria Professionale. Le ragioni del partire sono molte, da Milano, da Bellinzona, da Lugano; qualcosa ti spinge, qualcosa ti attrae. Vediamo un po'. Continua... Pubblicato da Dialoghi Internazionali |

L'Iraq sta vivendo una situazione dilaniante, e lo sappiamo tutti. Più difficile, invece, è immaginare che nonostante tutto c'è chi prova ad avere ancora fiducia. Come? Ripescando nella storia modelli di convivenza pluriconfessionale e di identificazione nazionale positiva.
